Regno di Sardegna: Carlo Emanuele III di Savoia e la battaglia dell’Assietta 23 – Conferì ai Granatieri Guardie i bianchi alamari per la fulgida vittoria

TORINO – Il 27 aprile scorso ricorreva il 320° anniversario della nascita di Carlo Emanuele III di Savoia, detto il Laborioso e soprannominato dai piemontesi Carlin, visse tra il 1701 e il 1773. Fu re di Sardegna, duca di Savoia, duca del Monferrato, marchese di Saluzzo, principe di Piemonte e conte d'Aosta, della Moriana e di Nizza dal 1730 al 1773. Sotto  il suo regno, che durò ben quarantatré anni. Lo stato di Sardegna continuò a militare al fianco delle grandi potenze nelle guerre di successione polacca e austriaca, ottenendo considerevoli acquisizioni territoriali, che ne spostarono il confine al Ticino. Vincitore della Battaglia di Guastalla e del colle dell’Assietta, il Re è stato il primo Savoia a entrare a Milano da vincitore, ben 100 anni prima del Risorgimento. Poco stimato dal padre come comandante militare, si circondò di militari a cui conferì le più alte cariche dello Stato.

PRINCIPE

Carlo Emanuele era il secondo dei tre maschi nati da Vittorio Amedeo II e pertanto alla nascita non era l’erede al trono. Suo fratello maggiore Vittorio Amedeo, che era il principe ereditario, morì nel 1715. Salì al trono nel 1730 all’abdicazione del padre, i cui tentativi di ritorno sul trono, Carlo Emanuele ostacolò con decisione facendolo arrestare e confinare al castello di Rivoli. Anche la perdita di ben tre mogli e di sei dei suoi 10 figli gli diede grande dolore. Fu un sovrano chiuso in se stesso, di gusti semplici e austero. Continuò la politica paterna ma lasciando i suoi ministri e intendenti liberi di raggiungere nel modo da loro ritenuto più opportuno, gli obiettivi che proponeva loro. Fece restaurare e rinforzare alcuni forti, tra cui Fenestrelle ed Exilles ed investì molto nel rafforzamento del sistema difensivo.

L’ASSIETTA

Apriamo una pagina della nostra storia e la facciamo raccontando le epiche gesta della difesa dell’Assietta. Dell’impossibile compito che si prefissero i Granatieri nel 1747 nell’opporsi al nemico tre volte superiore di numero. Sbarrare il passo ai Francesi e chiudere addirittura, con il proprio valore, l’assurda partita della lunga guerra di Successione austriaca. A corto di munizioni, questi impavidi combatterono anche a colpi di pietra e di baionette. Lo fecero con tale accanimento da costringere i nemici a ritirarsi in disordine. Così un poderoso esercito francese subì una tremenda, sanguinosa sconfitta da parte di un piccolo corpo di eroiche truppe. Era il 19 luglio 1747. I Granatieri del battaglione Guardie presiedevano la sommità del Colle, comandati dal prode Tenente Colonnello Conte Paolo Navarina di San Sebastiano, Aiutante di campo del Conte di Bricherasio. All’ordine scritto, e per tre volte ripetuto, del Comandante in capo delle forze piemontesi di ripiegare su posizioni più arretrate, il Tenente Colonnello di San Sebastiano fieramente rispose per sé e per i suoi Granatieri. “In faccia al nemico non possiamo voltare le spalle”. E resistette fino alla completa vittoria.

LO STATO

Parlando della battaglia dell’Assietta abbiamo ricordato il più antico ordine militare di Stato. Npn più, dunque, proprietà dei singoli Colonnelli, come allora era in uso e come ancora sarebbe stato per molto tempo. La Specialità, ancora oggi, si fregia con orgoglio dei tradizionali bianchi alamari applicati sulle uniformi, a somiglianza del segno caratteristico dell’abbottonatura delle truppe spagnole, conferiti ai Granatieri Guardie da Carlo Emanuele III Re di Sardegna, quale simbolo di valore e di onore, a memoria delle epiche gesta della difesa dell’Assietta.

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