Quando Avigliana era sede della Corte Sabauda La città di Avigliana tra il XII ed il XV secolo ha ospitato la corte dei Savoia nei periodi in cui risiedevano al di qua delle Alpi

Castello Avigliana

Quando Avigliana era sede della Corte Sabauda. La città di Avigliana ha avuto un forte legame con la Dinastia Sabauda e fu per molti anni una delle sedi della corte, nel medioevo ancora itinerante. Posta lungo la Via Francigena, all’imbocco della Val di Susa, rivestiva un’importanza strategica. Il castello ed il borgo medievale sono ancora oggi la testimonianza di questo periodo glorioso. Grandi figure sono associate alla città. Tra queste il Beato Umberto III ed il “Conte Rosso”.

I SAVOIA AD AVIGLIANA

Il legame tra la dinastia che ha unito l’Italia e la Valsusa iniziò nel 1045 quando Adelaide di Susa, figlia del Marchese Olderico Manfredi II, sposò Oddone, quartogenito di Umberto I Biancamano. Nel patrimonio dei Savoia entrò così il Castello di Avigliana, fatto costruire nel 924 dal Marchese di Torino Arduino III detto “il Glabro”. Ad Adelaide si deve la costruzione del Borgo Nuovo, nato per unire il castello con il preesistente Borgo Vecchio, posto più in basso. Per la sua importanza, la cittadina non venne mai infeudata a vassalli e rimase sempre sotto il controllo dei principi, che ne fecero una sede di castellania con giurisdizione su 11 comunità vicine. Tra queste Giaveno, Coazze, Sangano e Reano. Quando il conte non c’era, nel maniero risiedeva un castellano da lui nominato. Avigliana era infatti l’ultimo caposaldo del dominio sabaudo. Con la morte della Contessa Adelaide nel 1091 e la conseguente dissoluzione della Marca Arduinica, molte città, tra le quali Rivoli, finirono nelle mani dei vescovi di Torino. Il nipote e successore di Adelaide, Umberto II, perse anche le contee di Albenga e Ventimiglia, importanti sbocchi sul mare.

COME ERA FATTO IL CASTELLO

L’unica rappresentazione di com’era la rocca ai tempi della corte di Avigliana è l’affresco quattrocentesco che ancora oggi si può ammirare nella Chiesa di San Pietro. Il complesso era formato da una doppia cinta fortificata. Quella esterna, tramite un percorso obbligato, protetto da piccole torri, conduceva all’ingresso. Questo era controllato da una robusta torre a pianta quadrata, tramite la quale si entrava nell’area del dongione. Qui si trovavano diverse costruzioni in comunicazione tra loro. La corte alta era rivolta verso il paese ed ospitava gli ambienti di rappresentanza, come l’aula magna e gli appartamenti del signore. Dall’aula magna, mediante un ponte, si accedeva al cammino di ronda ed alla cappella dedicata a Santa Maria Maddalena. La corte bassa ospitava i locali di servizio come la cucina, i magazzini, le stalle e la cisterna. Oltre al castello i Savoia disponevano in città anche di altre residenze. Tra queste la Casaforte del Beato Umberto III in Via XX settembre. Non ha nessun legame con la dinastia l’edificio detto “Casa del Beato Umberto III”. In realtà era un ospedale per i pellegrini.

AMEDEO III

Il Conte Amedeo III, bisnipote di Oddone e Adelaide, soggiornò a lungo nel Castello di Avigliana. Nel 1139 concesse alla cittadina i primi Statuti degli Stati Sabaudi. Si trattava di un insieme di franchigie per gli abitanti del Borgo Nuovo. Venivano inoltre stabilite le materie di competenza del conte e quelle dei tribunali. Il conte decideva in merito a fatti gravi come omicidi ed adulteri. I cittadini aviglianesi potevano portare i loro debitori davanti al gastaldo. Se continuavano a non pagare, venivano spogliati e fustigati nudi in piazza. Le donne non potevano seguire i funerali in chiesa ed alla morte del marito ereditavano solo la loro dote. Nuove franchigie furono concesse nel 1146 e permisero lo sviluppo del commercio e dell’artigianato. Il conte fondò l’Abbazia di Altacomba.

UMBERTO III E LA SITUAZIONE GEOPOLICA IN VALUSA

Umberto III, figlio di Amedeo III e Matilde di Albon, nacque nel Castello di Avigliana il 4 agosto 1136. Suo padre, prima di partire per la Seconda Crociata, lo affidò alle cure di Sant’Amedeo di Losanna, abate di Altacomba. Durante il suo regno dovette affrontare sfide difficilissime ed un acerrimo nemico: l’Imperatore Federico Barbarossa. Va ricordato che in quel periodo Torino, Rivoli e molte città erano controllate dai vescovi. Mentre l’alta valle della Dora, il Colle del Monginevro, Bardonecchia e Pragelato erano dei Delfini di Vienne, discendenti dai Signori di Albon. Il confine era a metà strada tra Chiomonte e Gravere, lungo il corso del torrente Clarea. Nel 1349 Umberto II, Signore del Delfinato, cedette i suoi possedimenti al Regno di Francia. Queste terre diventarono dei Savoia soltanto nel 1713 con il Trattato di Utrecht. Mafalda, sorella maggiore di Umberto III, fu la prima Regina consorte del Portogallo.

LA CONTINUA LOTTA CON FEDERICO BARBAROSSA ED IL VESCOVO DI TORINO

Umberto III salì al trono nel 1148 e dovette subito affrontare il vescovo di Torino Carlo I. Egli, sostenuto da Federico Barbarossa, reclamava Avigliana e molti territori dell’ex Marca Arduinica. L’imperatore, irritato dall’appoggio dato da Umberto alla Lega Lombarda, confermò l’autorità del vescovo su diverse città come Chieri, Rivoli, Giaveno ed Avigliana. Nel marzo 1168 fu però costretto a fuggire da Roma a causa della peste. Per transitare dal Moncenisio dovette restituire al Conte di Savoia i possedimenti tolti. Se i rapporti tra i due sovrani parvero rasserenarsi nel 1178, si deteriorarono nuovamente nel 1184. In quell’anno il vescovo di Torino accusò Umberto di avergli sottratto i castelli di Avigliana, Pianezza e Rivalta. Enrico VI, figlio del Barbarossa, scese in Italia, distrusse il Castello di Avigliana e dichiarò Umberto III decaduto da tutti i suoi feudi. Non osò però toccare la Moriana e la Savoia. Umberto III morì a Chambéry il 4 marzo 1189. Fu il primo sovrano sabaudo ad essere seppellito nell’Abbazia di Altacomba. Nel 1838 venne beatificato da Papa Gregorio XVI. Durante il suo regno fece costruire l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso per la cura dei malati di ergotismo ed il Castello di Collegno.

IL CONTE VERDE

Avigliana tornò saldamente nelle mani dei Savoia con il figlio di Umberto III, Tommaso I. Un altro sovrano emblematico per queste zone fu Amedeo VI. Detto il “Conte Verde” per il colore con cui amava abbigliarsi, era il trisnipote di Tommaso I. Diede origine a molti simboli Sabaudi. Tra i quali blu Savoia, ancora oggi usato nelle maglie delle nazionali sportive italiane e l’Ordine del Collare, diventato nel 1518 Ordine della Santissima Annunziata. Con lui gli interessi di Casa Savoia si spostarono a Rivoli. Conquistata nel 1280, divenne una delle capitali itineranti. Ad Amedeo VI è legata la triste vicenda di Filippo II di Savoia-Acaia. Il principe voleva vendicarsi per essere stato esautorato da poteri e possedimenti a favore del fratellastro Amedeo. Saccheggiò quindi il borgo di Sant’Ambrogio, appoggiato dall’abate Pietro III della Sacra di San Michele.  Il “Conte Verde” lo fece rinchiudere nelle carceri del Castello di Avigliana e giustiziare per annegamento nelle acque del Lago Grande il 21 dicembre 1368. Il suo fantasma aleggerebbe ancora oggi sulle acque. Il “Conte Verde” punì anche i monaci benedettini della Sacra di San Michele, chiedendo al Papa la soppressione dell’autorità dell’abate. Iniziò così il lungo periodo della commenda, che terminerà nel 1836.

IL CONTE ROSSO

Se il “Conte Verde” preferiva il Castello di Rivoli, la moglie Bona di Borbone era molto legata ad Avigliana. Per avere un erede maschio era solita pregare davanti al pilone votivo raffigurante l’icona della Madonna del Latte, sulla riva del Lago Grande. Il suo desiderio venne esaudito ed il 24 febbraio 1360 nel castello nacque il figlio Amedeo. La contessa volle che l’edicola di fronte alla quale aveva pregato fosse trasformata in una cappella. Nacque così il Santuario del Laghi. Amedeo succedette al padre nel 1383 e fu chiamato il “Conte Rosso”. Questo appellativo era dovuto al fatto che ricevuta la notizia della nascita del primogenito, il futuro Amedeo VIII, vestì abiti rossi per festeggiare. Tra i successi del “Conte Rosso”, va ricordato l’ottenimento dello sbocco sul mare. Nel 1388 riuscì infatti ad avere la città di Nizza e nominò i Grimaldi come suoi governatori sabaudi e signori di vari feudi adiacenti.

IL DECLINO

A partire dal XV secolo terminò per il castello l’epoca dei fasti di Casa Savoia e l’edificio assunse il ruolo di una fortezza difensiva. Il 10 agosto 1449 vide ancora la nascita di Bona di Savoia, figlia del Duca Ludovico I e di Anna di Cipro. Bona nel 1468 sposerà il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Luigi, fratello maggiore di Bona, sposando la cugina Carlotta di Lusignano, portò in Casa Savoia i titoli di Re di Cipro, Gerusalemme e Armenia. Per approfondimenti cliccare sul seguente link.
Il Castello di Avigliana venne attaccato dai francesi nel 1536 e restaurato da Carlo di Castellamonte nel 1629. Nel 1691 venne distrutto completamente da Nicolas de Catinat e mai più ricostruito. I Savoia, pur mantenendo l’interesse per il Santuario del Laghi di Avigliana, quando erano in zona soggiornavano infatti nel trecentesco Castello di Giaveno. Nel 1882 Gerardo Carron di San Tommaso, ultimo signore di Buttigliera Alta, cedette i ruderi del Castello di Avigliana al comune. L’ultima visita di un membro del casato nella cittadina fu quella del Principe Umberto il 5 settembre 1926.

IL PALIO STORICO DEI BORGHI

La memoria della Corte Sabauda oggi rivive grazie al Palio Storico dei Borghi. Questo evento si tiene a giugno e prevede cene e spettacoli medievali, rievocazioni storiche, stand enogastronomici e giochi per ragazzi. Protagonisti sono gli otto borghi storici. Borgo Vecchio, Borgo Sant’Agostino, Borgo Paglierino, Borgo Pertusera, Borgo Drubiaglio, Borgo San Pietro, Borgo Bertassi e Borgo Nuovo. Vi partecipano circa 500 figuranti. La grande corsa di cavalli assegna il palio al borgo vincitore. L’evento si basa su un fatto storico. Nel 1389 Valentina Visconti, figlia del Duca Gian Galeazzo, partita da Pavia doveva recarsi a Parigi per conoscere il suo sposo, il Principe Luigi di Valois, figlio di Re Carlo V. Il corteo passò da Avigliana. Qui il “Conte Rosso”, insieme al cugino Amedeo di Savoia-Acaia, organizzò grandi festeggiamenti. Durarono più giorni e vi parteciparono tutti i nobili della zona. Si conclusero con un torneo di giochi ed un palio dei cavalli.

RESTA AGGIORNATO SU TUTTE LE NOSTRE NOTIZIE! COME?

Testo di Andrea Carnino con informazioni tratte dal libro “I Savoia in Val di Susa” di Mauro Minola. Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!