Villa San Tommaso, l’antica dimora di una famiglia che ha scritto la storia di Buttigliera Alta di ANDREA CARNINO

BUTTIGLIERA ALTA – Villa San Tommaso è l’antica dimora di una famiglia che ha scritto la storia di Buttigliera Alta. Oggi Villa San Tommaso è una residenza per anziani. Un tempo però fu dimora di una famiglia il cui destino è legato a quello del comune in cui è ubicato: i Carron di San Tommaso. Il borghese Claude Carron lavorava a servizio del Duca Emanuele Filiberto di Savoia quando la Corte Sabauda era ancora a Chambery. Nel 1590 il figlio Giovanni si trasferisce a Torino, dove dopo una folgorante carriera nella pubblica amministrazione, nel 1625 diventa Primo Segretario di Stato.

Cinque anni prima, il 25 aprile 1619 il Duca Carlo Emanuele di Savoia, emancipando da Avigliana il territorio formato dagli abitati di Buttigliera Alta, Uriola e Nicola, aveva nominato Giovanni primo Signore di Buttigliera. Il nuovo Signore nel 1631 ottiene il titolo di Conte. Avendo ereditato dalla seconda moglie un feudo in Tarantasia che si chiamava San Tommaso, inizia a farsi chiamare Conte Carron di San Tommaso. Proprio in questi anni, tra il 1620 e il 1631, viene realizzata Villa San Tommaso.

IL RAMO PRINCIPALE DELLA FAMIGLIA SI ESTINGUE

Nel 1639 Giovanni cede la carica di Primo Segretario di Stato al primogenito Guglielmo Francesco, che negli anni otterrà anche il titolo di Marchese di vari feudi e consoliderà il potere della famiglia. Il Suo primogenito Carlo Vittorio Giuseppe erediterà la carica di Primo Segretario di Stato dal padre e giunto il momento la cederà al figlio Giuseppe Gaetano. Nel 1681 i Conti fanno realizzare un altare di famiglia nella parrocchia di Buttigliera Alta. Persa l’ereditarietà delle cariche pubbliche con le riforme volute da Vittorio Amedeo II, il ramo principale della famiglia si estingue nel 1793 con la morte di Giuseppe Bonaventura.

Dopo un breve subentro della seconda linea, anch’essa estinta nel 1843, succede il terzo ramo, che acquisisce incarichi di alto prestigio. Alessandro diventa commissario del Re presso la Corte di Francia e poi Ambasciatore nei Paesi Bassi. Sposato con la Marchesa Bisio, ha un unico figlio, Felice, che nel 1869 muore senza eredi. Gli succedono allora i fratelli, prima Nepomuceno, rimasto scapolo e poi Celso, Colonnello della Cavalleria Reale. Proprio lui insieme alla moglie Felicita di Sannazzaro e ai dieci figli, trascorre molti mesi durante l’anno a Villa San Tommaso. Fanno ristrutturare l’edificio, che era già stato ampliato ad inizio Ottocento, valorizzando i terreni circostanti ed organizzando grandi feste.

LE SUORE DEL SACRO CUORE

Malauguratamente nessuno dei 10 figli avrà dei discendenti. Clementina, una delle figlie di Cesio e ultima esponente dei Carron, rimane nubile e trascorre molto tempo alla Villa. Fa realizzare una palazzina a due piani attigua alla cappella di famiglia da adibire come sua abitazione. Aveva infatti lasciato il resto del castello alle Suore del Sacro Cuore, perché vi realizzassero una casa di noviziato. Molto impegnata in opere caritatevoli, per sua espressa volontà, alla sua morte nell’aprile 1912 l’edificio viene ereditato dall’Ordine delle Suore del Sacro Cuore, affinché possa occuparsi dell’istruzione delle giovani ragazze. A metà degli anni ’60 il castello, pur ampliato e rimodernato dopo la morte della Contessa, diventa ormai troppo piccolo per ospitare suore e scuola. Viene così costruito un nuovo edificio dove sorgeva la vicina azienda agricola, che è così ridimensionata.

UNA MOSTRA PER I 400 ANNI

Lo scorso aprile, occasione dei 400 anni dalla sua creazione, il Comune di Buttigliera Alta ha dedicato una mostra a Gerardo Carron di San Tommaso, suo ultimo Signore. Gerardo era figlio di Cesio e fratello di Clementina; sposato con Paola Solaro del Borgo, non ebbe prole. Quest’esposizione, denominata “L’ultimo Marchese”, ha permesso al pubblico di ammirare diversi documenti inediti sulla vita pubblica di colui che fu Sindaco di Avigliana, Deputato del Regno d’Italia e Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Bisogna ricordare che Gerardo nel 1882 ha venduto al Comune di Avigliana i ruderi del castello e nel 1867 i laghi di Avigliana a Luigi Dallosta.

Testo di Andrea Carnino

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