Almese: una storia africana di Maria Letizia Morando di MARIO RAIMONDO

Almese Maria Letizia MorandoAlmese Maria Letizia Morando

ALMESE – Storia da Almese: questa volta è stata davvero lunga l’avventura africana di Maria Letizia Morando. Partita lo scorso autunno, è rientrata a casa soltanto il 17 luglio per via dell’emergenza globale del Covid 19. Per altro non ha minimamente toccato la missione di Sererit, nel Kenya. Dove opera da vent’anni assieme a Padre Aldo Giuliani. Ma tant’è! E’ andata così, ed è andata davvero bene anche perché ,forse per la prima volta, un pò di paura di non poter più tornare o di poter tornare in un indefinito sine die, c’è stata. Poi però tutto s’è risolto per il meglio ed oggi, che siamo a settembre, il ‘mal d’Africa’, fa di nuovo capolino tra le parole di Maria Letizia.

IN AFRICA

La prima volta che mi recai in Africa – racconta – alla fine degli anni Settanta, fui ‘travolta’ da ciò che è quel continente. Un mondo nuovo, un altro mondo, qualcosa che affascina e seduce, che ti intimorisce e ti sfida, che ti da il senso del vuoto dei grandi spazi che si fondono col cielo, ed pieno di calore umano che ti dona il contatto con la gente d’Africa. Un mondo che con suggestioni ed emozioni uniche, ti ‘rapisce’, ti lascia in bilico tra la via d’un possibile futuro incredibile ed il richiamo d’un passato ancestrale”.  Un passato talmente ‘presente’ che fa ritenere ai paleoantropologi che fu la terra d’Africa a ospitare l’inizio del cammino di homo che sarebbe diventato sapiens. Ma quest’anno, per Maria Letizia è poi stato davvero speciale, perché è stato il ventesimo dall’avvio della missione di Sererit.

Almese Maria Letizia Morando

LA MISSIONE

Continua. “Quell’intuizione di Padre Aldo Giuliani fu davvero giusta e lungimirante, un piccolo seme che bagnato con l’acqua dell’amore è diventato un grande albero per quelle comunità di Sumburu, quei pastori che vivono su quelle terre. La missione è diventata la casa di tutti, il centro propulsivo che ha segnato le tracce per una nuova Africa di cui altri percorreranno le vie. Avremo, il prossimo anno, grazie anche ai generosi contributi economici dei valsusini, i primi laureati tra i Sumburu e la cosa ci riempie di gioia, perché è un grande risultato di questo lavoro e da ali al nostro sogno. Questi giovani, saranno parte dell’Africa che verrà, ne avranno una nuova visione e la loro missione sarà il contribuire al futuro della loro terra, ha farla emergere tra gli attori del mondo.” Un risultato davvero utile. E straordinario. E Maria Letizia? Volitiva, serena, determinata… Basta guardargli quegli occhi luminosi per capire che davvero ha il ‘mal d’Africa’. Sererit, ancora una volta la sta aspettando.

Almese Maria Letizia Morando

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