I No TAV e il famoso telegramma per fermare l’Alta Velocità

VALSUSA – Era luglio del 1990 quando un telegramma al Ministero dei Trasporti, in qualche modo, segna l’inizio della opposizione No TAV valutando l’avvicinarsi della minaccia, dopo l’incontro del ministro dei Trasporti con il comitato promotore. Sotto l’etichetta del Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle di Susa, il 15 luglio, viene inviata al presidente della Commissione Lavori Pubblici ed al Ministro dei Trasporti, un duro telegramma che formalizza il parere negativo. Il testo dice: “rifiutiamo l’ipotesi della collocazione della nuova linea ferroviaria Alta Velocità in Valle di Susa. E di una ulteriore compromissione di un territorio già penalizzato da traforo, autostrada, trasporti, linee ad alta tensione, dighe ed altro”. Di fatto è il primo atto della battaglia contro l’alta velocità non ancora Movimento No TAV.

Un telegramma per fermare l’Alta Velocità

Ai primi di gennaio in una lunga intervista il direttore compartimentale delle Ferrovie dello Stato di Torino si mostra prudente. Il dirigente parla soprattutto delle potenzialità della linea attuale. Il progetto di Alta Velocità lo vede solo in chiave di trasporto passeggeri e non va oltre il dire che l’ingresso del TGV nella rete italiana è suggestivo. Alla prudenza delle Ferrovie italiane, fa riscontro, ai primi di marzo, l’annuncio della nascita del “Comitato promotore per l’Alta Velocità sull’asse Barcellona Lione Torino Milano Trieste”. Le Ferrovie dello Stato annunciano di aver pronto uno stanziamento di 200 miliardi di lire per ammodernare ulteriormente la linea del Frejus.  I primi dati: il tunnel sarà tra St Jean de Maurienne e Susa e costerà 2.400 miliardi, mentre l’intera linea avrà un costo di 9.000 miliardi. A giugno nel vertice di Nizza vene sottoscritta l’intesa di studiare la fattibilità del nuovo collegamento. Anche il governo si mantiene prudente ed in un convegno il ministro dei Lavori Pubblici, dichiara che gli interventi come il tunnel di 51 chilometri devono coinvolgere il capitale privato. Lo Stato non ha risorse sufficienti.

 

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