GIAVENO – Questa è la storia di un cittadino di Giaveno che ha vissuto la brutta esperienza del Coronavirus. Ore, giorni di angoscia e paura per sé e i familiari. Un mix d’esperienza tra medici eccellenti e disponibili e i mali della solita burocrazia e lentezza italiana. Una storia che è una di tante; una vicenda che andrà in archivio tra qualche settimana e rimarrà solo un ricordo. F.L., queste le iniziali del giavenese, ha cominciato con le crisi respiratorie ed è andato all’Ospedale di Rivoli dove gli è stato fatto il tampone, era il 16 marzo. “Mi hanno mandato a casa ed ho ricevuto precise istruzioni, misurami la febbre, la saturazione e la pressione due volte al giorno. Mi hanno spiegato che un operatore sanitario mi avrebbe contattato per informarsi della mia salute. Non ho sentito nessuno, solo il mio medico curante che è stato gentilissimo: si è interessato“. Spiega l’uomo. Tutti i suoi famigliari sono stati messi in isolamento fiduciario fino a sabato 28 marzo, quando hanno finito la quarantena. Questa è stata comunicata per telefono.
LE VISITE A CASA
Dice ancora l’uomo. “Io dovevo fare il tampone il 30 marzo ma non sono stato contattato. Ho chiamato il mercoledì dopo e mi hanno risposto che non c’erano più tamponi. Oggi pomeriggio mi hanno telefonato da Rivoli per comunicarmi che domani mattina verranno a casa, a fare il tampone a mia moglie“. Qui nasce lo stupore dell’uomo che s’interroga sul perché alla moglie, a cui hanno annunciato la fine della quarantena, con tanto di foglio per uscire da casa in caso di bisogno. “La signora, gentilissima, mi ha spiegato che i tamponi ci sono solo ora e così procederanno“. Dice ancora. Così l’esame non verrà fatto a lui, giudicato guarito, neppure ai suoi figli, ma alla moglie. “Quando ho fatto presente che forse adesso è inutile mi hanno risposto di non preoccuparci perché adesso tamponi ne hanno tantissimi. Voglio raccontare la mia nostra storia perché siamo stati fortunati in confronto a chi soffre in Ospedale o ci lascia prematuramente“. La storia di una famiglia di Giaveno protagonista della professionalità dei medici e paramedici e della burocrazia, che neppure il Coronavirus ha sconfitto.
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