VALSUSA – La tensione si attenua nei comuni simbolo della protesta No Tav, ma il clima sociale ĆØ profondamente cambiato. Tra Susa, Venaus e Borgone, Meana, Bussoleno, tante le amministrazioni locali prendono ormai le distanze dalle frange radicale del movimento. Il fronte compatto che per anni ha opposto la comunitĆ alla realizzazione dell’infrastruttura si ĆØ progressivamente sgretolato: cittadini e sindaci contrari all’opera rifiutano i metodi violenti e l’infiltrazione di manifestanti esterni alla valle.
Lo strappo con i metodi violenti No Tav in Val Susa
A far discutere sono soprattutto gli episodi di guerriglia legati ai blitz contro i cantieri. Molti residenti sottolineano come la maggior parte dei manifestanti aggressivi sia ormai composta da “forestieri” e appartenenti ai blocchi radicali giunti da fuori regione. La convinzione diffusa tra gli abitanti ĆØ che queste azioni violente stiano solo danneggiando la reputazione del territorio e oscurando il reale dibattito pubblico sul futuro delle infrastrutture ferroviarie europee promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Dal no all’opera alle compensazioni
Con la consapevolezza che i cantieri procedono, l’attenzione della valle si sposta dalla fermata totale dei lavori alla richiesta di tutele e investimenti di ristoro per il territorio. In questo nuovo scenario pragmatista, amministratori e residenti contestano i no tav più intransigenti e chiedono che il focus si sposti sulla transizione ecologica e sul corretto sviluppo economico locale, tema centrale analizzato frequentemente da testate economiche di rilievo come Il Sole 24 Ore. La prioritĆ per il futuro ĆØ negoziare compensazioni adeguate per la comunitĆ .































