ROMA – Mette grande tristezza assistere alla guerra fra negazionismi, si tratti dell’olocausto o delle foibe. Non minore è la tristezza che provoca assistere alle condanne incrociate degli uni contro gli altri. Come se si potesse rivendicare la morte degli uni o degli altri e usarla come spranga contro gli avversari politici. È stato detto chissà quante volte che un paese senza una memoria condivisa è un paese senza futuro. Ma è bene ripeterlo. Perché l’asprezza delle divisioni di oggi non si ferma davanti a niente e strumentalizza senza ritegno la storia o singoli fatti di essa.
SENZA MEMORIA CONDIVISA ITALIA SENZA FUTURO
Sono davvero lontani i tempi in cui il presidente della Camera, Luciano Violante, nel suo discorso di insediamento ricordava i “ragazzi di Salò”. Non certo per esaltarne le gesta, ma semplicemente per evocare la lotta di chi, dalla parte sbagliata della storia, difendeva le sue idee. Negare le foibe o minimizzarne la dimensione. Così come negare la Shoah, il più imponente genocidio di un popolo mai consumato dall’uomo. E’ il simbolo di chi vive nella disperazione del presente. Ma così si condanna l’Italia a vivere guardando indietro.
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