Antonio Ferrentino, presidente di Città del Bio, a Parigi ha firmato l'Organic Cities Network "Negli ultimi anni il Bio è esploso grazie agli incentivi pubblici e al fatto di essere diventato di moda"

PARIGI – Nel salone d’onore del Municipio di Parigi è stato firmato l’accordo europeo della rete europea Organic Cities Network. Il valsusino Antonio Ferrentino, in qualità di presidente, ha segnato formalmente l’inizio delle attività di cui Città del Bio ha favorito l’estensione degli obiettivi del sistema pubblico prima italiano adesso europeo. Una rete di città europee per attuare politiche agro-alimentari che puntano alla naturalità, al concetto filosofico di Km Zero, al tema della giusta remunerazione del prodotto agricolo contro lo sfruttamento e le mafie.
Su questo vi è stato l’impegno forte di Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale e presente per la Città di Milano, che conferma il suo impegno dopo Expo sulla Carta di Milano. Oggi è stato firmato un protocollo che prevede un coordinamento europeo.

La rete Bio dell’Europa unita

La giornata di oggi segna un tappa del lungo percorso che ha portato all’accordo. Ricordiamo i passi salienti a partire da Bruxelles, per far nascere la rete Europea a Roma, per far nascere la rete Euro-Mediterranea che raggruppa tutti i paesi che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo. Poi arrivò l’incontro a Vienna nel 2016, quando Città del Bio assunse il ruolo di coordinatore del percorso di costituzione della rete Bio Euro Mediterranea: una rete di municipi, città e regioni dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo. Poi Norimberga, e adesso Parigi.

L’intervista ad Antonio Ferrentino

Trovato al telefono tra un incontro e l’altro nella città di Charles de Gaulle qualche domanda al Presidente.

Il Bio non è più moda?

Negli ultimi vent’anni il Bio è  esploso grazie agli incentivi pubblici e al fatto di essere diventato “di moda”. Ora il biologico ha davanti altrettanti anni di sviluppo, a patto che segua cinque mosse strategiche“.

Quali?

Serve certezza normativa, dare certezza normativa al settore. La seconda mossa è una nuova stagione di promozione del biologico in alcune Regioni per l’agricoltura integrata sono previsti addirittura più trattamenti di quanti ne sono ammessi per l’agricoltura tradizionale e sono previsti anche contributi più elevati del biologico. Fare squadra è la terza necessità del settore, serve una spinta degli imprenditori verso forme organizzate. Occorre accelerare l’educazione al biologico nelle scuole di tutti i livelli, in modo che i giovani imparino cos’è un metodo di produzione che non prevede pesticidi e quali sono proprietà e benefici“.

Da Torino a Parigi con le stesse premesse, i paesi europei si avvicinano?

In senso stretto anche i trasporti delle merci saranno un vantaggio sia per i produttori che per i consumatori. I territori che non capiscono queste esigenze rimarranno sempre un passo indietro”.