Olio in Valsusa: i produttori nei comuni montani portano la tradizione dell’antica Roma Un recupero del paesaggio e dei terrazzamenti

BORGONE-  Il vino e l’olio di oliva sono due prodotti che hanno sempre occupato un posto importante nella storia della Valsusa. Sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista alimentare ed economico. E i Romani ovunque siano arrivati, se il clima lo consentiva, ne hanno avviato la coltivazione. Testimonianze storiografiche acclarano che la conca di Susa, la Segusio romana, vedesse la coltivazione degli ulivi, magari più per produrre olio lampante che alimentare. Abbondantemente diffusa sui terrazzamenti e le colline naturali, da Gravere, a Susa, a Giaglione,  Mompantero e Foresto. La presenza certa sulle Alpi di olivi è testimoniata per la prima volta in un atto di donazione del 515 dove Sigismondo, Re di Borgogna, cede varie terre, tra le quali alcuni oliveti in Valle d’Aosta.

OLIO IN VALSUA

In Valsusa retaggio probabilmente di un periodo di grande espansione delle coltivazioni olearie  compreso tra il 1300 e il 1400. In questo periodo il clima di una controglaciazione fece arretrare i ghiacciai consentendo la storica migrazione dei Walser anche a quote intorno ai 3.000 metri. attraverso tutte le Alpi. Che la Valsusa, sia vocata lo ha spiegato bene Sergio Enrietta che da dieci anni ricerca ulivi spontanei e pianta ulivi sulla Ruceja di Borgone di Susa. Qui ne sperimenta la produzione. L’orientamento geografico Est-Ovest fa si che l’illuminazione solare privilegi in modo particolare il versante alla sinistra orografica della Dora. Diventa un’enclave di vegetazione e flora mediterranea spontanea ed endemica. E su questi terreni verticali infatti sono state ritrovate e censite antiche ceppaie spontanee che sono la testimonianza certa di una antica olivicoltura, di cui si era persa la memoria. La più alta si trova trova a circa 860 metri di quota sopra Mompantero. 

LE NUOVE COLTIVAZIONI

In Valsusa c’è ad Almese Giuliano Bosio che imbottiglia un olio etichettato. Ha circa 1400 piante, ma altri appassionati stanno iniziando a piantare ulivi. Per loro come per i loro colleghi presenti ad Almese, la reddidività è attorno al 14-15%. Vale a dire 15 litri di prodotto per quintale di olive raccolte e spremute, ovviamente a freddo.  La pianta inizia a produrre sin dai primi anni dall’impianto e richiede cura, ma molto meno della vite. Si accontenta di un po’ d’acqua, magari con un sistema di micro irrigazione, della potatura necessaria far crescere la struttura del singolo ulivo.

I PRODUTTORI

  • Giuliano Bosio di Almese
  • Sergio Enrietta di Borgone
  • Giorgio Rossetto di Borgone

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