Giaveno: la Caporetto di Alessandro Barbero fa il tutto esaurito

GIAVENO – Tutto esaurito alla conferenza su Caporetto a Giaveno del professor Alessandro Barbero. L’iniziativa è stata patrocinata dal Comune di Giaveno, dall’Unione dei Comuni Montani della Valsangone e dal Lions Club Giaveno Valsangone. Il sindaco della città di Giaveno ha portato il saluto della città e dell’amministrazione mentre l’Assessore Giuseppe Morra dell’Unione dei Comuni Montani ha sottolineato l’importanza della presenza del Gruppo FAI Valsangone a favore della cultura, del turismo e dell’ambiente.

La serata è stata magistralmente condotta dallo scrittore Sergio Vigna, volontario FAI. Commenta Flavio Polledro. “Tanta gente, non potendo entrare per il tutto esaurito e rimasta fuori dall’edificio ad ascoltare la brillante conferenza dedicata a Caporetto. Presenti alcune classi quinte dell’Istituto Blaise Pascal di Giaveno ed insegnanti. Al termine abbiamo consegnato al professore la tessera del FAI. Da oggi è membro del nostro gruppo. Un sentito ringraziamento a Luca Mana, a Sergio Vigna, a tutti i componenti del Gruppo FAI Valsangone. Un plauso colmo di gratitudine all’amico Paolo Venco poiché senza il suo aiuto e i suoi preziosi consigli nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile“.

Giaveno Caporetto

CAPORETTO

Oggi Caporetto si chiama Kobarid ed è un paese sloveno semisconosciuto al confine con l’Italia. Ma nella nostra memoria continua ad occupare un posto importantissimo, perché la battaglia che vi ebbe luogo dal 24 ottobre 1917 è stata la più grave sconfitta della storia italiana, la disfatta più pesante della prima Guerra Mondiale contro le truppe austriache e tedesche. Quasi 300.000 soldati, spesso rimasti senza nome, morirono. Quindi fu l’epicentro di trenta mesi di guerra condotta con scarso criterio, in cui le responsabilità politiche e militari – da quelle del comandante in capo Cadorna agli errori strategici di Badoglio – furono tante. Milioni di contadini, operai e artigiani, poco addestrati e male armati, persero la vita.

Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Cioè il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all’improvviso così fragile? L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione.

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