TORINO – Oltre mille eventi in 12 giorni in 400 spazi di Torino e 40 centri dell’area metropolitana, con il coinvolgimento di altri 15 in tutto il Piemonte grazie al progetto Voltapagina: sono i numeri della 22esima edizione del Salone Off, la manifestazione diffusa del Salone internazionale del Libro. Dall’8 al 19 maggio spazio non solo ai libri ma alla cultura in generale, dalla musica agli spettacoli, dalle mostre al cinema per un evento che ha come valore centrale la promozione della cultura come motore sociale. Un programma vastissimo per una festa della cultura diffusa, partecipata e inclusiva.
L’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli ha dichiarato nel corso della presentazione del cartellone svoltasi nel Campus Einaudi, che “al Salone del Libro questa è la scelta che portiamo: considerare la cultura un sistema strategico per lo sviluppo dei territori. Ma la vera sfida non è organizzare eventi: è portare la cultura fuori dai suoi spazi tradizionali e dentro la vita delle persone. Con il Salone Off la cultura diventa presenza nei territori, nei quartieri, nelle relazioni: non un appuntamento, ma un’infrastruttura sociale diffusa.E dentro questa scelta c’è una priorità chiara: i giovani”.

Chiarelli ha poi anticipato le novità del programma della Regione al Salone: “176 panel nelle varie sale, 3.000 voucher per il Buono da leggere destinati agli studenti, un investimento diretto sul rapporto tra scuola, territorio e cultura, una nuova Arena Piemonte pensata per parlare a pubblici diversi. Investire nei giovani oggi significa costruire sviluppo, coesione e qualità democratica. Il Buono da leggere va in questa direzione: non è solo un sostegno economico, ma uno strumento per rafforzare autonomia, accesso e partecipazione”.
Infine, l’assessore ha sottolineato le caratteristiche della nuova Arena Piemonte: “Completamente ripensata come uno spazio più aperto, contemporaneo, più coinvolgente. Un luogo di incontro e condivisione in cui la Regione racconta la cultura come strumento di conoscenza e identità, capace di custodire patrimoni e memorie ma anche di dialogare con l’evoluzione dei linguaggi e dei pubblici. È così che l’Arena diventa uno spazio vivo, in cui parola e immagine si intrecciano e il pubblico non è più solo spettatore, ma protagonista”.
































