SUSA – A Susa, l’incontro pubblico del 28 gennaio ha trasformato la sala del consiglio comunale in uno spazio di riflessione civile sul confine tra cura e autodeterminazione. Promosso dal Comune, dall’Unitre locale e dalla Fondazione Luce per la Vita, l’evento ha analizzato il passaggio cruciale dalla medicina paternalistica a un modello basato sulla Legge 219/2017. Come sottolineato dalla giurista Francesca Paruzzo, oggi il paziente è l’unico titolare della scelta terapeutica: l’informazione deve essere trasparente e comprensibile, garantendo che nessuno — né medici né familiari — possa sostituirsi alla volontà dell’individuo. In questo scenario, le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) emergono come uno strumento di tutela fondamentale, permettendo di nominare un fiduciario e sollevare i propri cari da responsabilità interpretative logoranti nei momenti di fragilità.
Consenso informato e fine vita: la persona al centro delle scelte terapeutiche a Susa
L’aspetto clinico, approfondito dal palliativista Dario Cencio, ha invece restituito concretezza al fine vita, distinguendo nettamente tra sospensione delle cure e abbandono: le cure palliative garantiscono sempre la dignità e il controllo del dolore. Un focus particolare è stato dedicato alla donazione di organi, con i dati regionali del Piemonte che nel 2024 hanno registrato quasi 500 trapianti. “Donare non significa solo prolungare la sopravvivenza, ma restituire una vita normale“, ha ricordato Cencio. L’iniziativa non ha cercato di imporre visioni, ma di fornire gli strumenti culturali necessari per decidere con consapevolezza: in ambiti così intimi, la conoscenza del quadro normativo e clinico rappresenta la prima e più importante forma di libertà.
































