Storia dei No Tav del 2003: la marcia da Borgone a Bussoleno di MARIO BONTOSI CAVARGNA

VALSUSA – Storia del Movimento NoTav del 2003: la marcia da Borgone a Bussoleno. L’anno si apre con la decisione francese di vietare ai TIR il transito al valichi del Monginevro e di dirottarli sul traforo e sull’autostrada del Frejus. I presidenti delle due comunità montane della Valle di Susa chiedono allora al governo italiano di concordare con quello francese la sospensione del provvedimento che incrementerebbe ulteriormente il traffico pesante sull’autostrada che attraversa la Valle.  Il dubbio è ancora se scegliere un testo più morbido sui principi per non perdere le modifiche di tracciato proposte dalla Regione o se rafforzare la lotta al progetto ribadendo i punti fondamentali che il tavolo ha eluso.

IL TERRAPIENO A BORGONE?

I promotori giocano sull’equivoco e le autorità lo accettano. Segue un enorme viadotto sul Cenischia, lungo 800 metri e largo 30, che deturperebbe la Val Cenischia, poi la doppia galleria entra nella montagna con una galleria semicircolare di 12 chilometri che aggira Bussoleno ed esce poco oltre Chianocco. Per facilitare la sua costruzione, a Foresto sono previsti una galleria di accesso che entra 2 chilometri nella montagna e due cantieri, proprio di fronte allo spettacolare orrido della Riserva naturale. Uno sarà temporaneo e l’altro sarà una struttura permanente. Una ulteriore ipocrisia è che il progetto di LTF, prevede che gli inerti siano portati alla cava del Paradis, sul Moncenisio. Tra Bruzolo e Borgone la nuova ferrovia si troverebbe tra quella esistente e la strada statale 24.  Si tratta di una struttura gigantesca che dovendo ricevere e far ripartire anche i supertreni merci della autostrada ferroviaria. A regime, sarebbero di 1.500 metri, deve essere lunga almeno 4 chilometri ed avere un fascio di 12 binari. Il progetto arriverà solo molto tempo dopo, e si vedrà che è costituita da un enorme terrapieno che a Borgone deve raggiungere i 10 metri di altezza per poter mettere in piano i binari.

BERLUSCONI A TORINO

Berlusconi viene a Torino a dar coraggio alla lobby del TAV. Incontra Ghigo e dichiara “state tranquilli, la Torino Lione si farà”. Pochi giorni dopo incontra il premier francese Raffarin per avere rassicurazioni sul fatto che nessuno arretri rispetto alle scelte fatte. Alla visita a Torino seguirà una dichiarazione di intenti. Per cui le infrastrutture del Piemonte assumono un carattere di “preminente interesse nazionale”, sono riconosciute strategiche per lo sviluppo e la modernizzazione dell’Italia e quindi lo Stato si impegna a finanziarle. Oltre alla Torino Lione, sono compresi il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus e la Metropolitana di Torino.

LA MARCIA DA BORGONE A BUSSOLENO

Alla fine la marcia si fa e sorprende tutti: 15 mila partecipanti secondo La Stampa, che parla di un “imponente corteo che blocca strada, autostrada e statale, senza incidenti”. La storia dei NoTaV continua. Addirittura 20 mila per La Repubblica, che titola “Ventimila No alla Torino Lione”. Sfilano una schiera di sindaci e gonfaloni, associazioni e comitati, singoli cittadini, sindacati e partiti amici, in una selva di bandiere striscioni e cartelli. Poi i trattori della Coldiretti, le bande musicali di paese e, in fondo al corteo, i ragazzi autonomi ed il loro sound. La marcia tra Borgone e Bussoleno è la prima, ambiziosa, marcia tra due paesi, ed il suo successo impressiona gli stessi promotori. In queste marce c’è davvero tutta la popolazione, sindaci, parroci, operai, professionisti, pensionati, artigiani, impiegati ed agricoltori. Il corteo si divide ed una parte, seguendo le bandiere di Rifondazione, prosegue lungo la strada statale 25 verso la stazione di Bussoleno con l’intenzione di occupare i binari per qualche minuto.

IL PARTITO DI SINISTRA

All’interno dei Democratici di Sinistra, adesso PD, la situazione è complessa. A Torino si svolge un lungo incontro tra il sindaco di Torino ed il segretario provinciale Larizza, da una parte. Ed il presidente della Comunità Montana di Bassa Valle ed il segretario di valle, Caneva, dall’altra. La federazione provinciale riconosce che le posizioni dei DS valsusini non sono preconcette né isolate. Che la grande manifestazione di sabato è un fatto politico di cui bisogna tenere conto. Il documento che propone non è accettato dai rappresentanti di valle. Per luglio, è annunciato un convegno interno da cui dovrà uscire un documento ufficiale. Si spera di ricondurre i DS valsusini nella linea del partito. Fatta salva qualche formula di riguardo, ma le posizioni rimangono distanti: i DS valsusini restano NoTav quanto i vertici torinesi continuano ad essere SiTav.

A  ROMA

Una delegazione di valsusini incontra, a Roma, la commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Alberto Perino, Fabrizio Falca, Paolo Mattone e Guido Fissore rispondono ai quesiti posti dai dieci parlamentari europei incaricati dell’audizione. Presentano documenti filmati, siti internet, articoli di giornali e documenti che attestano la ferma e determinata opposizione degli abitanti della Valle di Susa e della Gronda Nord. Pochi minuti per raccontare la storia e la vita di 350 mila. “Si son dimostrati disponibili ed han preso tutta la documentazione che abbiamo portato loro per poterla esaminare con più attenzione”. Commenta Alberto Perino sull’episodio della storia dei NoTav.

IL MINISTRO LUNARDI

Lunardi preme per il tunnel geognostico di Venaus. Ma anche per la Torino Lione non sono tutte rose e fiori. Pesa l’incertezza sulle decisioni del governo francese che ha rinviato la valutazione dell’audit. Al parere di una commissione ministeriale che si terrà a dicembre, e c’è incertezza sul fasaggio dei lavori. Cioè se cominciare a costruire una canna sola, soluzione ovviamente molto meno costosa, rinviando la successiva a quando se ne manifesterà la necessità, oppure se iniziare subito con la doppia galleria. Il governo francese propende per la prima ipotesi, quello italiano per realizzare subito entrambe le canne. La riunione della Conferenza intergovernativa, che si tiene a Torino l’8 ottobre, è dominata da questo problema.

L’AUTOSTRADA FERROVIARIA ALPINA

Nasce l’Autostrada Ferroviaria Alpina. Prende avvio la  navetta dei Tir con rimorchio e motrice, denominato “Autostrada ferroviaria alpina”. Nel tratto tra Orbassano ed Aiton in Savoia. Prevede di caricare il Tir intero accompagnato dall’autista. Ospitato in una carrozza passeggeri che viaggia con il convoglio, fa esplicitamente parte degli accordi italo francesi preliminari al progetto della Torino Lione, e tutti ne danno per scontato il successo. Il primi due convogli partono il 4 novembre dai due opposti terminali. Tre ore di viaggio per percorrere 175 chilometri. L’Autostrada ferroviaria utilizza speciali vagoni Modalhor che sono il cuore del progetto merci per il tunnel di base. Il costo globale di ogni viaggio, oltre a quanto paga l’autista, verrà a costare in media 900 euro in più. Di cui si faranno a carico i due Stati dividendosi un deficit annuale di 15 milioni di euro.

IL LIBRO

Il testo sulla storia del Movimento NoTav è preso dal libro di Mario Cavargna Bontosi che ha gentilmente concesso la pubblicazione. Movimento NoTav. Cronaca di una battaglia ambientale lunga oltre 25 anni. Vol. 1 Storia NoTav: 1990-2008. Edizioni Intra Moenia.

Libro NoTav

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