RIVOLI – In una nota stampa il circolo del Partito Democratico di Rivoli puntualizza la propria posizione sulla gestione dei buoni della Solidarietà Alimentare. Scrivono “Per amministrare bisogna lavorare e trovare le soluzioni di cui la città ha bisogno. Il governo stanzia 400 milioni ai comuni per dare sostegno alle persone in difficoltà. A Rivoli arrivano circa 250 mila euro. Cifra con cui ogni comune decide di erogare dei buoni spesa per aiutare le famiglie in difficoltà negli acquisti di prima necessità. Nel pianificare e organizzare i buoni spesa abbiamo riscontrato molte criticità e non capiamo alcune scelte. Il lavoro doveva essere concertato con la città per essere efficace e arrivare dove serviva”.
ONLINE NON BASTA
“Quali canali di comunicazione sono stati utilizzati per informare i cittadini dell’erogazione dei buoni spesa? La domanda sembra essere possibile consegnarla solo on line, ma chi non ha questa possibilità come può fare? Non si è data ai cittadini nessuna indicazione sui tempi di erogazione dei buoni o sull’accettazione della domanda. Perché? Lo strumento dei buoni spesa poteva essere sia uno strumento di ammortizzatore sociale per le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, sia uno strumento di sostegno economico al commercio locale. L’amministrazione rivolese decide di erogare i buoni con tagli di grossa cifra e spendibili da parte degli utilizzatori in un’unica attività. Questo fa si che vengano scelti come luogo di spesa quasi esclusivamente i supermercati. Attività che fino ad oggi hanno patito meno la crisi economica”.
E I PICCOLI NEGOZI?
Conclude il Partito Democratico di Rivoli. “Poteva essere un aiuto ai tanti piccoli negozi presenti in città, ma si è scelta la strada più facile e che richiedeva meno lavoro. I buoni potranno essere spesi in un’unica attività commerciale a scelta tra 14 presenti in un elenco. A Rivoli abbiamo oltre 800 attività commerciali di cui: circa 100 esercizi di vicinato solo alimentari, 40 settore misto (non solo alimentari), 12 grande e media distribuzione e 43 esercizi dei centri commerciali. Totale alimentari e misti 195. Su 195 attività solo 14 sono state coinvolte nell’utilizzo dei buoni spesa. Perché non prevedere tagli più piccoli per i buoni spesa da poter spendere nei piccoli negozi della città? Perché non predisporre una nuova erogazione di buoni spesa che coinvolga anche i soggetti oggi esclusi?”.
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