OULX – Oltre i caroselli e le manifestazioni tradizionali la Festa della Liberazione del 25 Aprile a Oulx offre, talvolta, spunti interessanti di riflessione. Nel corso della celebrazione avvenuta ad Oulx, con la partecipazione di parte delle municipalitĆ dell’alta Valle di Susa il sindaco Paolo De Marchis, nel suo ultimo discorso ufficiale da primo cittadino, ha offerto a presenti un ragionamento che partendo dalla nostra terra si ĆØ spinto fino al Paese.
IL DISCORSO
HaĀ detto il sindaco. āIl 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dallāoccupazione dei nazisti e dai fascisti, tutti questi ultimi attori protagonisti, soprattutto nellāultimo periodo, di atrocitĆ ai danni delle popolazioni civili. Ma anche la popolazione civile insorge e vaste zone dellāItalia settentrionale e molte cittĆ vengono liberate prima dellāarrivo delle truppe anglo-americane che, dopo aver superato lāultimo ostacolo della Linea Gotica in Toscana, incalzano le truppe tedesche in ritirata nella pianura Padana. Questa ĆØ la nostra storia e questo ĆØ quanto vogliamo celebrare oggi come Festa nazionale. Questo ĆØ quanto alcuni negano o non vogliono officiare in cerimonie che, invece, sempre più assumono un valore essenziale e devono diventare virali nei nostri percorsi di vita. Il 25 aprile 1945 ĆØ stato lāinizio della festa della Democrazia, ĆØ la Festa della Costituzione Italiana, ĆØ la festa dei Diritti Umani, ĆØ il principio di tutto“.
TUTTI
“Celebriamo oggi quindi una festa che mette al centro la persona umana, la convivenza civile. Lo sviluppo delle differenti comunitĆ sullāesempio di chi ha messo in gioco la propria vita per lāideale della Liberazione. Ricordiamo oggi quanti hanno perso la vita per questi valori e ringraziamo oggi. Quanti testimoniano ancora il loro vissuto che purtroppo sempre meno viene narrato o raccontato. Questa ĆØ la nostra prima responsabilitĆ . Fare in modo che non si perda questa storia. Non basta la memoria. Ci vuole coraggio, impegno, conoscenza di quanto accaduto, desiderio di condivisione, volontĆ di spiegare a chi non conosce o non la pensa come noi. E questa forse ĆØ la cosa più difficile perchĆ© siamo sempre abituati a parlare solo con quelli che condividono le nostre idee. Non siamo più abituati al confronto leale sulle idee e sui valori”.Ā
ESSERE DIVERSI E MIGLIORI
Solo allora avremo la possibilitĆ di affrontare le sfide odierne e capire da che cosa āoggi ci dobbiamo liberareā. Noi poco liberi dalle ingiustizie tra aree geopolitiche, noi poco liberi da tutto ciò che ci dissesta geologicamente ed ecologicamente, noi poco liberi dallāuso dissennato delle risorse naturali, noi poco liberi dalle ghettizzazioni per pelle, razza, religione, credo culturale o politico, noi poco liberi da schematizzazioni celebrali che ci illudono di garantire sicurezza ai nostri micro ecosistemi. Il 25 aprile non riappare e scompare come certi personaggi. Il 25 aprile non ĆØ una meteora. La Resistenza va testimoniata tutti i giorni dove si vive, nei luoghi di lavoro, nei punti di incontro.“
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