Moncenisio: in programma “Valsusa chiama Palermo, convegni sulla legalità tra arte, poesia e cittadinanza” Sabato 12 novembre presso l’Ecomuseo Le Terre di confine

MONCENISIO – Moncenisio: in programma “Valsusa chiama Palermo, convegni sulla legalità tra arte, poesia e cittadinanza” (Comune Moncenisio).

AL COMUNE DI MONCENISIO UN CONVEGNO SULLA LEGALITÀ

Importante appuntamento tra legalità ed educazione civica al Comune di Moncenisio sabato 12 novembre presso l’Ecomuseo Le Terre di Confine. L’amministrazione comunale, con l’istituto Enzo Ferrari di Susa, ha messo in programma “Valsusa chiama Palermo, convegni sulla legalità tra arte, poesia e cittadinanza”. L’inizio delle attività sarà alle 16 quando il sindaco di Moncenisio Mauro Carena introdurrà gli ospiti e illustrerà i temi in discussione. Ci saranno interventi davvero interessanti di protagonisti della lotta alle mafie. Il primo a relazionare sarà Emanuele Filiberto, della Polizia di Stato, che era il capo scorta del giudice Paolo Borsellino e scampò all’attentato del 19 luglio del 1992. Poi Antonio Vassallo, fotografo e testimone della strage di Capaci nella quale fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, porterà la sua drammatica testimonianza.

TRA CULTURA E ARTE

Ci sarà poi l’interessante intervento del pittore anti mafia Gaetano Porcasi e della poetessa Lina La Mattina: due ambiti culturali e artistici che difendono la legalità. Infine Dario Riccobono, presidente di Addiopizzo Travel, spiegherà le su proposte di conoscenza del territorio meridionale e, attraverso i viaggi, quali nuove dimensioni hanno assunto le mafie anche al nord. Tutti porteranno il loro sapere, il loro vissuto, la loro consapevolezza di una battaglia, quella contro le mafie, che non deve arrestarsi mai.

Su questo solco l’intento del Comune di Moncenisio di portare in paese e per quanti saliranno in Val Cenischia un momento di cultura che coinvolga riflettendo su quando scrisse il giudice Paolo Borsellino. “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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