MERCATI – Mercati imprevedibili, da specchio della realtà a strumenti di allocazione del capitale. Il punto di Michele De Michelis responsabile investimenti di Frame AM. Diciamoci la verità: chi si aspettava un insediamento di Warsh in stile “colomba” è rimasto sicuramente deluso. La Fed ha recapitato un messaggio completamente diverso rispetto al passato, come quel genitore che spiega al figlio che sta per togliere le rotelle dalla bicicletta e che d’ora in avanti potrà contare solo sulle proprie capacità. Lo statement è stato particolarmente stringato, ma con un chiaro riferimento finale alla stabilità dei prezzi che il nuovo FOMC vorrà perseguire, visto che da troppo tempo l’inflazione rimane sopra il target del 2%. Di conseguenza, la dot plot è subito salita di 40 punti base per il 2026 e di 50 per il 2027, con ben 9 membri su 18 che hanno previsto almeno un rialzo per l’anno in corso, 6 dei quali ne hanno indicati due. Una bella differenza rispetto a quattro mesi fa, quando il mercato scontava ancora due tagli; e meno male che questo nuovo governatore l’ha scelto Trump… C’è però da aggiungere che Warsh crede poco nelle dot plot e lui stesso, infatti, non ha espresso alcun parere al riguardo, annunciando invece la creazione di gruppi di lavoro che si concentreranno su cinque progetti distinti per mettere a fuoco procedure e strategie della banca centrale su comunicazione, bilancio, fonti dati, produttività, lavoro, e inflazione. In particolare, le modalità di calcolo dell’inflazione saranno depurate da tutta quella serie di alterazioni che nascono a fronte di shock di breve periodo.
I mercati hanno reagito negativamente alle parole di Warsh
I mercati hanno reagito negativamente alle parole di Warsh, ma senza grande enfasi, probabilmente anche perché nelle ore successive al suo discorso veniva dichiarata l’ennesima riapertura dello stretto di Hormuz e la cessazione delle ostilità tra USA e Iran, addirittura rimbalzando il giorno successivo, prima del giorno di festa. Ovviamente, questo cambiamento della comunicazione andrà gestito dagli operatori, che dovranno fare i conti con molta più incertezza rispetto a prima. Si è sempre detto “never fight the Fed“, ma se non si sa quello che hanno in testa diventa difficile seguirla. Diciamo quindi che si aggiunge un ulteriore tassello d’incertezza ad un contesto che ormai cambia di giorno in giorno. Basti pensare alla serie di annunci relativi alla guerra, con il mercato azionario che ha festeggiato più volte la fine delle ostilità e la normalizzazione della situazione andando a toccare nuovi record (basta vedere il grafico da fine marzo in poi), senza che questo accadesse veramente. Speriamo sia la volta buona, anche se ovviamente continuo a nutrire seri dubbi.
La durata e la frequenza del maltempo sono ignote sia in meteorologia che in finanza
Quindi, quando mi chiedono cosa penso accadrà nel futuro, la mia risposta è sempre la solita: se fossimo negli anni ’90 ridurrei il rischio al massimo, ma ormai i mercati non sono più – come dice un mio caro collega – uno specchio dell’economia reale, piuttosto sono diventati soprattutto uno strumento di allocazione del capitale in un sistema monetario specifico. E questo sistema, a seguito della crisi del 2008, è cambiato radicalmente. Ecco perché ha poco senso fare previsioni di breve periodo riducendo o aumentando drasticamente il rischio, oppure seguire i suggerimenti di certi “guru”. Piuttosto, bisogna investire con questa certezza: le correzioni arrivano improvvise come i temporali estivi e qualche volta diventano vere e proprie trombe d’aria, quindi non bisogna spaventarsi, perché poi il sereno torna sempre. Se invece, quando ci sono fulmini, saette e folate di vento a cento all’ora ci si fa prendere dal panico, allora è meglio evitare di sovrappesare i risky asset, perché la durata e la frequenza del maltempo sono ignote sia in meteorologia che in finanza.


































