CONDOVE – È venuta a mancare Maria di Condove, universalmente conosciuta con l’affettuoso soprannome di Maria du’Not (Maria di Oddone, suo padre), una figura emblematica la cui vita ha attraversato quasi un secolo di storia italiana, dalla Condove del Fascismo alle sfide del dopoguerra. Con la sua caratteristica ironia, amava raccontare la discordanza sulle sue date di nascita (“forse il 21. In comune il 19 in parrocchia tre giorni dopo”) attribuendola all’ebbrezza del padre o dell’impiegato comunale. Fin da bambina, Maria visse l’atmosfera dell’epoca, ricordando di aver visto il mare in divisa da Piccola Italiana. La sua memoria vivida e il suo spirito di osservazione l’hanno resa una narratrice preziosa dei tempi che furono, capaci di coniugare i ricordi personali con i grandi eventi della Storia.
Testimone della strage del Gravio
La sua gioventù fu segnata dalla Seconda Guerra Mondiale: Maria ricordava i giorni in cui “si parlava con gli altri, c’erano gioia e regole,” e lo spettacolo serale dei bombardamenti aerei su Torino, osservati incoscientemente dall’alto del paese. Fu proprio la sua curiosità a portarla a essere testimone della strage di Condove del 1945, un episodio drammatico che segnò profondamente la sua vita. Finita la guerra, il suo spirito intraprendente la portò, insieme ad altre ragazze, a cercare lavoro in Svizzera, a Zurigo, dove l’incontro fortuito con un ingegnere tedesco che parlava piemontese le diede sollievo in un paese sconosciuto. Tornata in Italia, si formò come infermiera, lavorando in luoghi importanti come il manicomio e la clinica Fornaca di Torino, dove incrociò storie di pazienti illustri come uno dei Krupp e Agnelli. Dopo il matrimonio e la nascita della figlia, Maria era tornata a Condove, conservando gelosamente i ricordi di una vita intensa, dal marito artista alle sue pagelle scolastiche, dove il voto di “lodevole” in lettura espressiva ne preannunciava la straordinaria capacità narrativa.
































