CULTURA – È stato pubblicato in questi giorni un libro, “Grandi Predatori: impatto sociale e prospettive”, che farà parecchio discutere; riguarda un argomento molto caldo, quello del predatore Lupo, sul quale si è creata in questi anni una forte polarizzazione fra favorevoli e contrari ad una sua gestione attiva ed in particolare alla necessità di un suo contenimento. Anche se le 254 pagine del nuovo libro riguardano principalmente la gestione del lupo in Italia, un particolare riferimento viene riservato a Regioni, come il Piemonte o la Toscana, nelle quali il predatore ha raggiunto densità di presenza maggiori che in tutta Europa. Un mix inconsueto di 13 autori, che comprende contributi di studiosi, docenti universitari, zoologi, veterinari ma anche testimonianze vissute “sul campo” di allevatori ed alpeggiatori, fino ad amministratori pubblici del territorio. L’obiettivo della pubblicazione è chiaramente dichiarato: in questi anni sono stati pubblicati decine e decine di libri di stampo animalista pro lupo e finora era difficile trovare una pubblicazione al di fuori della narrazione dominante, ovvero che suonasse “l’altra campana”, la voce del mondo rurale, colmando un vuoto, ma con rigore scientifico, con informazioni documentate con fonti attendibili e senza cadere nella consueta contrapposizione ideologica.
Lupo: la fine di un mito nel primo libro pubblicato dal mondo rurale
Di fatto un libro che intende segnare la fine di un mito, quello del dio Lupo e che rappresenta un riscatto per tutti coloro che sono sempre stati considerati dall’ambientalismo metropolitano dominante gli ultimi, gli “ignoranti ed i trogloditi”, un mondo fatto di migliaia di piccoli e medi allevatori di montagna che, anche a causa delle predazioni da lupo, stanno miseramente chiudendo le loro attività tramandate da generazioni. Nel libro non solo si analizza la situazione e l’impatto del predatore, sia per l’allevamento ma anche per la sicurezza delle persone, ma si riportano proposte di gestione giuridicamente fattibili per le istituzioni preposte, nella quali il mondo rurale aveva riposto la speranza di un intervento in materia. E per la prima volta si pubblica l’elenco documentato con nomi, date e circostanze, dei 45 casi di aggressione del lupo all’uomo avvenute in Italia in questi ultimi anni, ma di cui i media hanno riportato notizie molto scarse e solo sempre in sede locale.
Il lavoro trae spunto da incontri sull’impatto del predatore
Gli autori si pongono poi l’obiettivo di smontare una per una, in modo documentato, le tesi ricorrenti del mondo animalista per difendere l’intoccabilità assoluta del predatore, un modo “carico di fanatismo ideologico“, secondo gli autori lontano non solo dalla scienza, ma dalla realtà dei fatti. Il lavoro trae spunto da incontri sull’impatto del predatore avvenuti recentemente a Crodo e Pinerolo; il Professor Michele Corti, già docente Universitario di Zootecnia montana, ha coordinato la pubblicazione; nel libro figurano fra le altre, anche 25 pagine scritte da Mauro Deidier, già presidente per 20 anni del Parco Orsiera Rocciavrè e poi di altre aree protette fra cui il Parco Alpi Cozie. Fra gli argomenti l’analisi della situazione lupo nella vicina Francia confinante con Val Susa e Val Chisone, con un piano di contenimento sostenibile, che da una parte garantisca la tutela e la conservazione della specie, ma dall’altra freni l’incremento, finora esponenziale, di predazioni agli allevamenti nonostante l’adozione di tutte le possibili misure di prevenzione.
Il libro è venduto al prezzo di costo (254 pagine – 10 euro). Prima edizione giugno 2026 – Edizioni FestivalPastoralismo – Può essere acquistato online tramite il link https://festivalpastoralismo.org/libri-vendita/
































