Lettera di Pro Natura “Allarme territorio per il raddoppio del Traforo autostradale del Frejus” di Consiglio Direttivo alta Valsusa

Lettera del 14 settembre 2021.

Siamo tutti residenti ben radicati in Alta Valsusa, e la seconda canna autostradale del Fréjus non è solo un problema della Bassa Val Susa (Unione Montana VS) e di qualche Comune “non allineato”, ma è anche un gravissimo problema dell’Alta Valle (Unioni Montane A.V.S. e Via Lattea) e dei suoi Comuni. Si rimarca che questi ultimi recentemente non hanno neanche partecipato ai lavori dell’Osservatorio TAV, fatta eccezione per il Comune di Chiomonte fra l’altro, molto interessato alle compensazioni. Infatti l’Osservatorio TAV si è riunito nella prima settimana di Luglio, sotto la Presidenza del Prefetto, per discutere di compensazioni, di tratta nazionale, dell’operatività del neo-Commissario designato (ma non ancora operativo), ed in quella occasione “plenaria” è stato pure annunciato ufficialmente che la seconda canna del Traforo Autostradale del Fréjus (quella che in un primo tempo era stata venduta come canna di sicurezza e poi invece promossa a seconda canna di scorrimento, e quindi equivalente al RADDOPPIO del traforo).

Sarà aperta al traffico nel prossimo mese di giugno 2022. Questa notizia, peraltro attesa, coincide perfettamente con un’altra notizia, anch’essa nell’aria ma anch’essa comunque poco rassicurante, ovvero la quasi contemporanea chiusura del Tunnel Autostradale del Monte Bianco, prevista nell’ottobre 2022, per la messa in sicurezza della sola canna esistente, e quindi senza apertura di una nuova canna, neanche di sicurezza.

Siamo quindi, ed è giusto rimarcarlo, in presenza di due pesi e due misure applicate ai due trafori, per così dire, “gemelli”. Non ci sono spiegazioni se non che il Traforo del Bianco, con la sua unica canna, sarà adibito al traffico veicolare leggero (quello turistico, insomma), mentre il traforo del Fréjus, con le sue due canne, sarà adibito al  traffico pesante, dicesi essenzialmente TIR. E del traffico pesante ben probabilmente assisteremo al raddoppio dell’attuale, in quanto il Fréjus è l’unica valida alternativa di percorrenza al Bianco, mentre la TAV, intesa come tunnel ferroviario alternativo, non sarà terminata prima degli anni ’40 del 2000, ammesso che le ottimistiche e non credibili previsioni dei promotori si avverino in tempi più realistici, e tenendo sempre presente che, perquanto ci riguarda, non escludiamo affatto l’ipotesi che l’opera si incagli definitivamente nelle sempre maggiori difficoltà che incontra, e non si faccia mai.

Pertanto pare giusto e opportuno ad un’Associazione ambientalista attenta come Pro Natura Alta Val Susa, lanciare un vero e proprio allarme ecologico al Territorio, soprattutto all’ Alta Valle ed alle sue Istituzioni pubbliche rappresentative (Comuni e Unioni Montane) circa il prevedibile forte aumento – fino al raddoppio- del traffico pesante sulla trentina di km lineari che da Giaglione a Bardonecchia sono interessati direttamente al transito autostradale in prima battuta ed al tunnel in seconda.

Non abbiamo per ora dati certi, ma non è impossibile ipotizzare un traffico pesante che si attesterà sulle 4.000- 5.000 unità giornaliere, e queste cifre sono, a nostro avviso, una grave “sentenza di morte” per la vallata, compresa anche la Bassa valle. Quest’ultima sembra essere più consapevole del pericolo incombente e sembra aver capito che l’unico mezzo di contrasto di opinione e di politica è il costituire una rappresentanza pubblica unica, giovandosi di tecnici qualificati, politici giovani e nuovi, e soprattutto con l’appoggio di organizzazioni ambientaliste e anche di contrasto, come i NOTAV, tali da poter mobilitare ancora critiche intelligenti e masse di partecipazione attiva e di pressione mediatica, non solo locale.

Preso quindi atto che l’apertura della 2a canna del Fréjus si porterà appresso un inevitabile e grave aumento del traffico pesante, e quindi dell’inquinamento, lungo tutta la vallata, ma soprattutto nelle aree di attestamento ante-tunnel; che questo si sommerà a quello già in essere; che ad esso si potrebbe aggiungere anche quello prodotto dalla “fabbrica dei conci” di Salbertrand, vediamo come tutto ciò sia in contrasto con il nostro concetto di sviluppo turistico sostenibile, che la Val d’Aosta invece sicuramente tutelerà. La Val di Susa quindi sarà sempre più un corridoio viario, aperto a tutto e a tutti, senza particolari controlli, dei quali nessuno parla, tanto meno la SITAF, ormai di fatto “proprietaria” unica sia del tunnel che dell’autostrada. Per quanto per i tempi della nostra politica possa essere già tardi, é comunque necessario ed urgente evidenziare il danno ambientale cui andiamo incontro se non si riuscirà almeno a razionalizzare il transito sulle due canne con uno stringente e ben motivato contingentamento. Inoltre, la situazione dovrà essere adeguatamente monitorata da Enti di comprovata neutralità.

Non si può essere gestori e controllori nello stesso tempo! Ancora una volta confidiamo che il grave problema sopra esposto non venga artatamente “minimizzato” e poi insabbiato da “burocrazie” insensibili, o troppo “sensibili”, e pertanto speriamo ancora nell’intervento urgente, puntuale e fattivo di altre forze organizzate della società civile, politiche e non (CAI, ANPI, Italia Nostra, Movimenti , Partiti, ecc.) capaci di far emergere gli impatti negativi della situazione che si prospetta. E concludiamo con una nota negativa che tocca la sfera della rappresentatività democratica delle Istituzioni. Dove sono le Pubbliche Amministrazioni dell’Alta Val di Susa (Unione e Comuni – in particolare quello direttamente coinvolto dai cantieri del tunnel, cioè Bardonecchia), rispetto ad un contesto così grave e delicato, forse vitale, che interessa pesantemente tutto il nostro territorio vallivo?

Cosa è stato fatto in questi ultimi anni dall’amministrazione comunale di Bardonecchia, come detto la più direttamente coinvolta, per garantire almeno qualche provvedimento compensativo, quale ad esempio il contingentamento dei passaggi dei mezzi pesanti più volte ipotizzato nel passato? Oggi a Bardonecchia si sta entrando in campagna elettorale per le amministrative comunali. Fra le liste si ripresenterà probabilmente il gruppo di governo uscente (sindaco Avato). Possiamo attenderci che vengano presi in particolare da loro, precisi impegni scritti di fronte ai cittadini a garanzia di una limitazione dei transiti? E che questa volta si sia conseguenti. Sembra infatti che negli anni trascorsi non siano state rispettate le promesse delle precedenti tornate elettorali. O quanto meno non ci si sia dimostrati sensibili e attivi su un tema così delicato e di rilevanza assoluta per il territorio.

Forse é lecito avere il sospetto che siamo in presenza di un’ignoranza inconsapevole, forse anche che siamo posseduti da un fatalismo esistenziale, che non c’è forza e intelletto di reagire in qualche modo a situazioni ormai estreme. Cominciamo allora a pensare che la politica locale sia stata tacitata sottobanco con le solite promesse di “stellari” compensazioni, un toccasana che ha già funzionato bene da almeno quarant’anni a questa parte, quando furono costruiti il tunnel e l’autostrada del Fréjus.

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