La memoria della battaglia all’Assietta nell’inno di Norberto Rosa

LA MEMORIA DELLA BATTAGLIA ALL’ASSIETTA NELL’INNO DI NORBERTO ROSA

SUSA – Norberto Rosa, poeta piemontese, giornalista e patriota risorgimentale. Nato ad Avigliana il 3 maggio 1803 (la data ĆØ controversa), morƬ improvvisamente a Susa il 27 giugno 1862 dove svolgeva l’attivitĆ  di procuratore. Amava dedicarsi alla vita politica (fu parlamentare), scrivere articoli e comporre poesie.

L’INNO AI SUSINI

La cittĆ  di Susa deve il proprio inno a Norberto Rosa. L’inno ai Susini fu composto nel 1848, nel 1856 ne scrisse uno nuovo per la festa anniversaria dello Statuto. Il maestro Gibelli riuscƬ a musicare alcune strofe adattandole per la banda musicale. L’inno ĆØ sempre stato suonato nelle feste cittadine fin verso il 1958. Il maestro Mariano Martina rielaborò nel 2012 la parte musicale avvalendosi della mia ricerca. L’inno ai Susini adattato per una corale maschile a sei voci, con interventi ā€œa fanfaraā€ venne eseguito in anteprima dal coro ā€œAlpi Cozieā€. In quella occasione riconoscimenti vennero assegnati al complesso vocale di Mariano Martina ed al gruppo folkloristico della Pro Susa e un ringraziamento finale dell’allora sindaco Gemma Amprino.

LA MEMORIA DELL’ASSIETTA

Nella strofa dell’inno del Rosa ā€œSiam susini e su quest’Alpi / se il nemico apparirĆ  / la memoria dell’Assietta / vigor nuovo ci darĆ !ā€ si genera cosƬ, tramite la musica popolare bandistica, un’evocazione di quel fatto d’armi, in sintonia con la cultura militare dei Granatieri di Sardegna, affinchĆØ quella memoria resti salda nella nostra storia, anche con le note del canto corale.

L’EROICA COCCIUTAGGINE DA CUI PRESE LE MOSSE L’APPELLATIVO DI ā€œBOGIANENā€

Potremmo, raccontando una fulgida pagina di storia dell’Assietta, ravvivare la nostra memoria e sconfiggere la nostra distrazione. Potremmo dire dell’impossibile compito che si prefissero i Granatieri nel 1747 nell’opporsi al nemico tre volte superiore di numero: sbarrare il passo ai Francesi e chiudere addirittura, con il proprio valore, l’assurda partita della lunga guerra di Successione austriaca. E se non fiutassimo nell’aria l’ironico appunto di qualcuno che parla di fantasiositĆ , potremmo rammentare più dettagliatamente che, a corto di munizioni, questi impavidi combatterono anche con i sassi: lo fecero con tale accanimento da costringere i nemici a ritirarsi in disordine.

CosƬ un poderoso esercito francese subƬ una tremenda, sanguinosa sconfitta da parte di un piccolo corpo di eroiche truppe. Era il 19 luglio 1747. I Granatieri del battaglione Guardie presiedevano la sommitĆ  del Colle, comandati dal prode tenente colonnello conte Paolo Navarina di San Sebastiano (cui pure i segusini hanno dedicato un vicolo), aiutante di campo del conte di Bricherasio. All’ordine scritto, e per tre volte ripetuto, del comandante in capo delle forze piemontesi di ripiegare su posizioni più arretrate, il tenente colonnello di San Sebastiano fieramente rispose per sĆ© e per i suoi Granatieri: ā€œIn faccia al nemico non possiamo voltare le spalleā€. E resistette fino alla completa vittoria.

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