La crisi climatica rilancia la viticoltura nelle valli torinesi

TORINO – La crisi climatica rilancia la viticoltura nelle valli torinesi (Comunicato Coldiretti).

IL RILANCIO DEI VINI DELLE VALLI TORINESI

La crisi climatica spinge i vini della montagna torinese. Al termine delle vendemmie tra i filari dei vitigni eroici delle vallate una prima analisi dei mosti sta rivelando una novità: il 2022 con la sua estate così calda sarà ricordata come un’ottima annata da fare invidia ai territori tradizionali dei grandi vini piemontesi. La siccità è stata meno impattante sulla produzione di uva rispetto alle zone collinari grazie ai temporali localizzati e alla maggiore escursione termica giorno-notte. Mentre le alte temperature hanno permesso un maturazione perfetta.

IN VALSUSA

I vini di montagna sono stati quasi tutti riscoperti o rilanciati da pochi anni. Si tratta quasi sempre di tenaci produzioni di nicchia o addirittura di scommesse di viticoltori che hanno riscoperto e ripiantato varietà che si ritenevano scomparse. Dal Carema, il nebbiolo che si coltiva nelle pergole sorrette dai “pilun” di pietra all’imbocco della valle d’Aosta, all’antico Avanà della valle di Susa, tradizionalmente presente nella stretta tra Giaglione, Chiomonte ed Exilles; dal Becuet, riscoperto nella media valle di Susa al bianco Baratuciat ultimo ritrovato all’imbocco della stessa valle; dalle uve a bacca rossa della fascia pedemontana tra Frossasco e Pinerolo fino ad arrivare a quel capolavoro di vitigno impervio che è il Ramìe coltivato sui versanti quasi strapiombo di all’imbocco della val Germanasca.

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