TORINO – AĀ seguito dei numerosi focolai di dermatiteĀ nodulare,Ā malattia causata da un virus di origine africana che non infetta gli esseri umani ma crea sofferenze e mortalitĆ nei bovini, che hanno coinvolto allevamenti di bovini francesi della Savoia e Alta Savoia in prossimitĆ dei confini della Valle d’AostaĀ con conseguente coinvolgimento di alcuni comuni valdostani in area di sorveglianza, la Regione autonomaĀ Valle dāAostaĀ ha approvato un piano di vaccinazione di emergenza per tutti i capi bovini presenti sul proprio territorio, tra i quali vi sono circaĀ 4500 capi in alpeggio provenienti da allevamenti piemontesi. La normativa europea di riferimento prevede che trattandosi di un vaccino vivo attenuato, i bovini vaccinati siano soggetti a limitazioni allo spostamento dal luogo di vaccinazione verso aree dove non ĆØ prevista la vaccinazione per un periodo di almeno 60 giorni; eventuali spostamenti prima di tale periodo possono avvenire esclusivamente per situazioni che abbiamo un effettivo impatto sul benessere degli animali e a seguito di una deroga da parte del Ministero della Salute.
Il virus delle mucche, rientro anticipato dagli alpeggi?
A seguito delle preoccupazioni manifestate dagli allevatori e dalle associazioni di categoria legate da un lato, in caso di vaccinazione dei capi, all’esigenza di rimanere sui pascoli per un periodo superiore a quello programmato con possibili difficoltĆ nella gestione degli animali, e dall’altro al rischio di subire una penalizzazione sui finanziamenti previsti dalla Politica Agricola Comunitaria in caso di mancato rispetto dei tempi minimi di permanenza presso gli alpeggi, l’assessorato alla SanitĆ della Regione Piemonte e quello allāAgricoltura, insieme alla suaĀ Agenzia Regionale per le erogazioni in agricoltura (ARPEA), hanno predisposto una procedura che, tenendo conto dei rischi e dell’impatto che la permanenza prolungata oltre i termini legata alla vaccinazione e il relativo spostamento di capi vaccinati in un area di bovini non vaccinati, potrebbero avere sul sistema produttivo piemontese, prevede unaĀ richiesta di rientro anticipataĀ agli allevatori interessati che non abbiano ancora vaccinato i capi da parte delle ASL competenti per territorio.
Cosa possono fare gli allevatori?
“Siamo riusciti – afferma l’assessoreĀ RiboldiĀ – a districarci nei meandri della burocrazia per definire un percorso che consenta ai nostri allevatori di poter fare le scelte migliori per loro e per il sistema regionale senza condizionamenti legati al rischio di perdere dei finanziamenti che in molti casi sono essenziali per la sopravvivenza delle imprese“. La procedura prevede comunque che, in deroga alla richiesta, l’allevatore che abbia difficoltĆ a rientrare presso l’allevamento di provenienza possa mediante una segnalazione scritta alla ASL rimanere sul territorio della Valle d’Aosta sottoponendo i propri bovini alla vaccinazione e rispettando poi, fatte salve situazioni straordinarie, la permanenza di almeno 60 giorni.
āCi siamo attivati immediatamente per individuare la soluzione migliore possibile per gli allevatori piemontesi che in questo momento si trovano in alpeggio in Valle dāAosta, ponendo al tempo stesso la massima attenzione alle norme sanitarie e alla tutela dei nostri allevamenti che non vogliamo assolutamente perdano il premio Pac e siano messi in condizione di rientrare. Voglio ringraziare i nostri dirigenti Bartolomeo Griglio e Gianfranco Latino, e tutti quelli che hanno lavorato con loro, per la tempestivitĆ e lāestrema solerzia con la quale si sono attivati. Ć lāultimo esempio in ordine di tempo di un lavoro sistemico che conduciamo con lāassessore Federico Riboldi e che testimonia ancora una volta – come abbiamo fatto per la peste suina e la Blue Tongue – lāefficienza dei nostri uffici e un sistema regionale che vede uniti i vertici di sanitĆ e agricoltura nellāanticipare la gestione delle problematicheā dichiara lāassessore allāAgricolturaĀ Bongioanni.
Cosa succede in Piemonte
La Regione Piemonte infatti, nonostante sia pronta alla vaccinazione di oltre 50 mila bovini al confine con la Francia, ritiene opportuno alla luce dell’evoluzione epidemiologica della malattia in Francia che indica una progressione verso l’interno e non in direzione dei confini piemontesi, non attivare una campagna vaccinale che comporterebbe comunque il blocco degli spostamenti degli animali in un area di 30 km in un periodo, fine agosto, settembre, nel quale sono previste le demonticazioni dai pascoli alpini agli allevamenti di pianura. Il rientro anticipato da parte dell’allevatore dalla Valle d’Aosta, in ottemperanza alla richiesta dell’autoritĆ competente consente allo stesso di avere accesso alla domanda per i contributi.

































