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Il gracchio alpino, in picchiata vertiginosa sui crinali rocciosi e sulle vette Dal libro "Gli uccelli delle Alpi" di Blu Edizioni

Gracchio Alpino, Blu EdizioniGli uccelli delle Alpi, Blu Edizioni

Esclusivo dei massicci montuosi meridionali della regione paleartica, il gracchio alpino è diffuso e comune in tutta la catena alpina, fino alle sue propaggini più meridionali. Presente nei settori medio-alti di praticamente tutte le valli, è una delle specie tipiche degli ambienti rupestri e prativi dell’orizzonte alpino. Nidifica in aree rocciose con pareti strapiombanti e contornate da pietraie e praterie d’altitudine, con coppie isolate o colonie mai troppo numerose (max 20-30 coppie). La sua distribuzione altitudinale sul versante meridionale alpino è variabile, con una fascia di maggiore frequenza tra i 1500 e i 2300 metri nel settore orientale e tra i 1800 e 2800 metri in quello occidentale, con massimi oltre i 3000 metri e minimi intorno ai 1300 metri. Quote più basse sono raggiunte sul versante settentrionale alpino, con nidificazioni localmente sotto i 1000 metri di quota. Il nido viene costruito in anfratti delle rocce su pareti verticali, più raramente su costruzioni isolate.

BEN CONOSCIUTO NEI PRESSI DEI RIFUGI E DEGLI IMPIANTI DI RISALITA

Affine al gracchio corallino per forma e colorazione del piumaggio completamente nero e delle zampe, il gracchio alpino se ne distingue principalmente per il becco di colore giallo intenso (scuro nei giovani). In volo, rispetto al congenere, appare più slanciato, con ali più strette e coda più lunga. Il richiamo è un caratteristico e acuto fischio. Molto gregario in ogni periodo dell’anno e soprattutto in autunno-inverno, forma concentrazioni molto numerose, eccezionalmente anche di oltre 1000 individui nelle aree più favorevoli. Caratteristiche in questa specie sono le evoluzioni dei grossi stormi a ridosso dei crinali rocciosi e delle vette, con spostamenti a “nuvola” e picchiate vertiginose e spesso disordinate. La dieta è varia, costituita principalmente da invertebrati e vegetali, ma integrata dai rifiuti dell’uomo raccolti per esempio presso i rifugi alpini e gli impianti di risalita dove questa specie è ben conosciuta. Sedentario e comune alle quote più alte anche in inverno, in occasione di forti nevicate il gracchio alpino può compiere erratismi verso i fondovalle.

Tratto dal libro “Gli Uccelli delle Alpi“, di Bruno Caula, Pier Luigi Beraudo, Massimo Pettavino. Blu Edizioni, Torino.