PIEMONTE – La caccia al cinghiale si conferma un tema caldo e controverso, specialmente per gli agricoltori e il settore agroalimentare. Nonostante le pressanti richieste della Regione Piemonte e del Commissario nazionale per la lotta alla Peste Suina Africana di anticipare l’apertura della stagione venatoria, gli Ambiti Territoriali di Caccia e i Comprensori Alpini della Città metropolitana di Torino hanno deciso di posticipare l’inizio delle attività. Questo ritardo, che sposta l’apertura della caccia in braccata addirittura al 1° ottobre, suscita forte preoccupazione e critiche. La scelta di non applicare l’apertura anticipata al 1° settembre è vista come un atteggiamento “irresponsabile” da Coldiretti Torino, poiché va contro gli sforzi congiunti per contenere la diffusione della PSA, un’epidemia che minaccia di mettere in ginocchio l’intero settore suinicolo piemontese. Con la Peste Suina Africana alle porte del Torinese, la gestione della popolazione di cinghiali diventa cruciale non solo per la sicurezza delle filiere produttive, ma anche per proteggere l’economia agricola da ingenti perdite.
I danni dei cinghiali
La mancata collaborazione degli enti venatori nell’aumentare gli abbattimenti di cinghiali è ancora più incomprensibile se si considerano i danni record causati da questi animali alle coltivazioni agricole. Solo nel 2025, i danni accertati nel territorio torinese hanno già raggiunto circa 140 mila euro, un dato che per l’intero 2024 aveva superato i 570 mila euro. Questi numeri dimostrano la gravità della situazione e l’urgenza di un intervento efficace. Gli abbattimenti di cinghiali sono considerati un passo fondamentale per contenere i danni e, allo stesso tempo, per limitare la diffusione del virus della PSA. Coldiretti Torino chiede un significativo aumento degli abbattimenti, puntando a raggiungere l’obiettivo di 15 mila capi all’anno solo nella Città metropolitana. Questo appello riflette la crescente esasperazione degli agricoltori, che vedono la loro attività economica minacciata dalla presenza fuori controllo di questi animali. La gestione della fauna selvatica, e in particolare dei cinghiali, non può più essere un’opzione, ma una necessità per salvaguardare la produzione di cibo e l’intero comparto agricolo.
































