ALMATY (KAZACHISTAN) – Francesco Torre non scala la montagna. Nulla da fare, i 7000 metri del Kanga Tengri hanno detto no all’avvocato di Susa. Lo scalatore segusino ha tentato per più giorni di raggiungere la vetta ma una serie di imprevisti e circostanze negative l’hanno fatto desistere. Il Khan Tengri dal basso potrebbe sembrare il Roccialemone, ha la stessa forma piramidale. La differenza sta nell’altezza il primo raggiunge 7010 metri il secondo 3538.
La montagna si trova nella catena montuosa del Tien Shan sul confine tra Kirghizistan, Kazakistan e Cina. Nel 1999 venne firmato uno storico accordo tra i presidenti della Repubblica popolare cinese, delle repubbliche del Kazakistan e del Kirghizistan circa l’appartenenza territoriale della vetta del Khan Tengri. Venne deciso di porre la cima come punto di unione dei confini dei tre stati. La prima scalata del monte venne intrapresa, senza successo, dal tedesco Gottfried Merzbacher nel 1902. A raggiungere la vetta per primo fu però nel 1931 lo scalatore ucraino Michail Pogrebeckij, insieme al sovietico Boris Tjurin e all’austriaco Franz Zauberer. I tre percorsero quella che ancora oggi rappresenta la via normale, che parte dal ghiacciaio posto a sud.

IL DIARIO DI TORRE
Ha scritto l’avvocato segusino nel suo “diario” di viaggio. “Il Kan Tengri mi ha vivamente consigliato la strada del ritorno. A questi livelli i fatti seguenti sono messaggi inequivocabili. Al campo 1 a 4500 metri non mi viene consegnata la garitta cosƬ ho passato una notte senza cibo e acqua. A campo 2 a 5500 metri perdo i guanti che svaniscono nel nulla cambiando tenda senza alcun motivo. Mentre salgo a 6200 metri per arrivare alla Cima Chapaviev, la cerniera della giacca a vento si rompe e rimango privato dellāantivento. Il vento era forte e la cordata si era bloccata sotto una parete oltre i 6000 metri. Arrivano ghiaccio e pietre dall’alto. Sempre a 6ooo metri, essendo lāunico ad avere la corda āaiuto- soccorroāĀ aiuto due ragazzi, stremati dalla quota e dal vento. Scendo per circa 300 metri e sono risalito per 2 volte. Per lo sforzo mi ĆØ andata via la voce: muto per 24 ore”.
DENTRO UN CREPACCIO
Francesco Torre scrive poi. “Ritornato a Campo 2 finalmente vado in tenda. Peccato che durante la notte venga schiacciata dalla neve. Forte bufera che avuto unāocchio di riguardo per me. A 5000 metri calandomi su una parete di misto perdo il rampone sinistro. Sono quindi nuovamente obbligato a scendere solo con un rampone pressando picca, corda e bastoncino dove la neve era ingoiante. Arrivato a 4500 metri vedendo finalmente la luce e ritrovando la voce si rompe il bastoncino in carbonio. Avendo la picca, un rampone, senza più forza, ma tanta rabbia capisco che ĆØ ora di tornare a casa. Perdo la concentrazione e mi faccio una bella scivolata di 50 metri. Sono finito in un crepaccio.
Per fortuna che mi ero legato altrimenti non sarei qui a raccontare questa avventura. Tutte queste giornate come sempre dalla solita influenza intestinale che da sempre mi accompagna durante le spedizioni”. Torre, come solo i grandi interpreti della montagna sanno fare, decide che questa scalata non ĆØ più da fare. “Per quanto detto, torno a casa: non ne posso più” chiude l’avvocato atteso a casa dalla famiglia e dai valsusini che come sempre ne hanno apprezzato il temperamento.

































