TORINO – Il 10 febbraio 2006, alle ore 20, il mondo intero teneva il fiato sospeso mentre lo Stadio Olimpico di Torino si accendeva per la cerimonia d’apertura dei XX Giochi Olimpici Invernali. Oggi, a distanza di esatti vent’anni, quel “Passion Lives Here” risuona ancora come un eco vibrante tra le Alpi e i portici sabaudi. Non fu solo una manifestazione sportiva, ma la vera rinascita di Torino: da polo industriale a capitale internazionale del turismo e della cultura. Il ricordo della fiamma olimpica accesa da Stefania Belmondo rimane uno dei momenti più iconici dello sport italiano, un evento capace di unire l’Italia sotto il segno dell’eccellenza e di trasformare radicalmente il volto urbano della città per le generazioni a venire.
Neve, Gliz e i segreti del design olimpico
A rendere ancora più magica quell’atmosfera ci pensarono Neve e Gliz, le simpaticissime mascotte che conquistarono il cuore di grandi e piccini. Creati dal designer portoghese Pedro Albuquerque, i due personaggi non erano semplici disegni, ma l’incarnazione degli elementi fondamentali degli sport invernali: Neve, una palla di neve gentile e dalle forme smussate che rappresentava la morbidezza e l’eleganza; e Gliz, un cubetto di ghiaccio vivace e squadrato, simbolo della forza e della velocità. Curiosità sulle Mascotte:
- Il Concept: sapevi che Albuquerque vinse un concorso internazionale battendo oltre 200 proposte? Il suo segreto fu la semplicità geometrica.
- Il Messaggio: insieme a loro c’era anche Aster, la stella alpina stilizzata che fungeva da mascotte per i IX Giochi Paralimpici.
- Il Merchandising: Neve e Gliz furono tra le mascotte più vendute di sempre, diventando veri e propri oggetti da collezione che ancora oggi, dopo due decenni, spuntano orgogliosamente sugli scaffali degli appassionati.




















































