Distruzione al Moncenisio della Gran Croce: un patrimonio storico da salvare

MONCENISIO (FRANCIA) –Ā Il Moncenisio rappresentava uno dei gioielli più preziosi delle Alpi, un luogo dove storia millenaria e biodiversitĆ  straordinaria si fondevano in un paesaggio di rara bellezza. Questo grande valico alpino ospitava un ecosistema unico al mondo, caratterizzato da un magnifico lago naturale circondato da rocce carsiche bianchissime che custodivano nelle loro cavitĆ  una delle più ricche biodiversitĆ  botaniche del pianeta. Con il record di mille specie vegetali distribuite su soli 64 chilometri quadrati, il Moncenisio era un vero e proprio museo naturale a cielo aperto, testimone di millenni di evoluzione e adattamento alla vita d’alta quota. Tuttavia, la costruzione della grande diga a barrage nel 1968 ha segnato l’inizio di una devastazione sistematica che ha cancellato per sempre gran parte di questo patrimonio inestimabile, lasciando sopravvivere solo la straordinaria flora come ultimo testimone di un passato glorioso.

L’annientamento di un patrimonio storico irripetibile

La distruzione fisica del Moncenisio ha raggiunto livelli di sistematicitĆ  che feriscono profondamente chiunque comprenda il valore storico e culturale di questi luoghi. L’Ospizio fortificato napoleonico, costruito per volontĆ  personale dell’Imperatore sui resti di una struttura millenaria, ĆØ stato deliberatamente fatto saltare con esplosivi prima del riempimento del nuovo bacino artificiale, in una scelta distruttiva che rappresenta un’eccezione drammatica rispetto alla prassi alpina di conservare almeno i campanili dei villaggi sommersi. Insieme all’Ospizio ĆØ scomparso il villaggio della Posta, mentre il borgo della Gran Croix, con i suoi quattro magnifici edifici tardomedievali caratterizzati da volte a vela su colonne centrali in pietra squadrata – una tipologia architettonica unica del Delfinato dell’alta valle – ĆØ stato abbandonato all’incuria e al crollo. Questi edifici, costruiti tra il 1400 e il 1500 durante il periodo di massimo splendore dei traffici commerciali transalpini, rappresentavano una testimonianza architettonica di valore inestimabile, descritta nel 1605 da un viaggiatore come “una molto buona hosteria, sempre provvista, che serve come dar anima a tanti passeggeri esanimati dal freddo, dalla fame e dalla fatica“. Oggi, dopo sessant’anni di abbandono totale, più della metĆ  del villaggio ĆØ giĆ  crollata e il resto rischia di scomparire definitivamente nei prossimi anni, cancellando per sempre le ultime tracce di quello che fu uno dei più importanti crocevia commerciali e culturali d’Europa.

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