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Diario da Roma: la crisi di liquidità per famiglie e imprese è già in atto per il Coronavirus Piangiamo i morti, preghiamo per gli ammalati minacciati dal Coronavirus

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ROMA – Diario da Roma: il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia perdono tempo, mentre il Coronavirus ci ruba tempo. La crisi di liquidità per famiglie e imprese è già in atto. Non servono nuove norme per dare soldi contanti a chi ne ha bisogno. Il governo deve agire con un decreto che offra garanzie pubbliche illimitate al sistema bancario così da consentire, il giorno dopo l’emanazione del decreto, a famiglie e imprese di presentarsi allo sportello della loro banca e ricevere le somme stabilite esibendo una semplice autocertificazione, se privato cittadino, oppure copia dell’ultimo bilancio societario se è un’impresa o una dichiarazione dei redditi per le imprese individuali.

PER I COMUNI

Non c’è tempo per gli arzigogoli. Ai comuni che hanno registrato avanzi di bilancio deve essere consentito, con lo stesso decreto, di utilizzare il surplus per cancellare Tari e Imu e distribuire, sulla base dell’Isee 2019, di dare soldi contanti alle famiglie attraverso gli sportelli bancari che operano da tesoreria comunale. La casa brucia e l’incendio va spento subito prima che distrugga tutto. Se a palazzo Chigi non lo hanno capito allora si pone davvero il problema di cambiare esecutivo nel mezzo della tempesta. Operazione non agevole ma inevitabile di fronte a colpevoli perdite di tempo.

LA CRISI

Siamo immersi, e non può essere diversamente, nelle cronache drammatiche di questi giorni. Piangiamo i morti, preghiamo per gli ammalati minacciati dal Coronavirus ma il governo ha già preparato altri fazzoletti per asciugare le lacrime a quegli imprenditori che non potranno più rialzare la saracinesca del negozio o del laboratorio. Cronaca quotidiana del Coronavirus. Mi telefona un’amica, imprenditrice capace, e con la voce accorata mi segnala che dallo sportello bancario dove si era presentata dieci giorni fa per rifornirsi di liquidità urgente, l’hanno richiamata per informarla che la pratica sarà gestita da Medio Credito e sarà liquidata in un mese e mezzo.

IL DECRETO

A questa storia non servono commenti. Il Cura Italia è di fatto un decreto “ammazza imprese”. Quando fra un mese e mezzo l’amica imprenditrice non riaprirà più la sua azienda, e con lei decine di migliaia di aziende, potremo allora misurare la devastazione sociale provocata da un governo inadeguato. I soldi non vanno alle imprese, vanno al Medio Credito che con tutta la calma di questo mondo provvederà a intubare l’impresa moribonda. L’immagine non è macabra come sembra. È quello che sta accadendo oggi alle persone e domani alle imprese.

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