VALSUSA – Tutto è ricominciato da lui l’Avanà, poi Signou. Correva l’anno 1998 e la Valle di Susa aveva il suo vino Doc. Una denominazione voluta e cercata con caparbietà dagli amministratori locali. Forse, con il senno di poi, un po’ tirata per i capelli. Ma per ridare slancio al vino del territorio era necessaria. Già, perché molti non lo sanno ma mentre al tempo dei Romani nelle famose Langhe c’erano foreste impenetrabili, in Valsusa prima i Celti e poi gli stessi Romani coltivavano la vite. Ma qual è stato il vino ed il vitigno che è servito al rilancio enologico della Valsusa? L’Avanà, si proprio l’Avanà. Un vitigno duro da piegare, con grappoli grossi e neanche troppo produttivo che dà origine ad un vino fresco e profumato che non può invecchiare. Non un grande vino quindi, ma espressione tipica del nostro territorio. La Valsusa è Avanà, non c’è azienda che non lo produca è il vino tipico per eccellenza, esiste solo nella nostra valle e da nessun’altra parte al mondo.
IL VITIGNO
Venti anni fa gli studi si sono concentrati su questo vino, compresa la mia tesi di laurea e altre successive, e grazie a questi studi il livello qualitativo di questo vino è a dir poco eccezionale. Usato fino a poco tempo fa per “tagliare” la corposa Barbera, oggi è sempre più vinificato in purezza, in questo modo le caratteristiche del vitigno sono esaltate nel vino che ha i suoi punti di forza nel colore, nei profumi e nella freschezza. Una splendida riscoperta che ormai è realtà. Il Signou: una delle tante zone impervie di Chiomonte dove si produce vino si chiama Signou, vigneto risistemato grazie all’allora Comunità Montana Alta Valle Susa. Esposto perfettamente a sud riceve il sole necessario per far maturare i grappoli di Avanà da sempre coltivato in questa zona.
IN CLAREA
Oggi i vigneti sono gestiti dalla Cooperativa Clarea che appena dietro il vigneto possiede una cantina dotata di tutte le attrezzature più moderne per produrre vini di qualità, ed il Signou non fa eccezione. Il colore è un bellissimo rosso rubino, aggiungerei brillante anche se è un termine che si usa per gli spumanti. Al naso sprigiona tutti i suoi profumi intensi e complessi. Di frutta fresca come lamponi, more e mirtillo a volte note di ciliegia, floreali come salvia, lavanda e timo. In bocca è secco, abbastanza caldo e abbastanza morbido. E’ caratterizzato sempre da buona freschezza, un buon tannino e ottima sapidità.
Abbastanza equilibrato e abbastanza persistente è anche dotato di un buon corpo. Va bevuto quando è maturo, ovvero dopo un anno dalla vendemmia. Attenzione però, per sprigionare tutta la sua armonia deve essere consumato entro tre anni dalla vendemmia, altrimenti perde la complessità in aromi. Si sposa bene con antipasti anche importanti e con primi piatti leggeri o con secondi a base di carne bianca. Provatelo come aperitivo, non ve ne pentirete.

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