Condove: in ricordo del parà Giuseppe Leccese leone di El Alamein “Uomini e valori che dobbiamo ricordare perchè hanno reso il nostro Paese democratico e libero” 

I paracadutisti a CondoveI paracadutisti a Condove

CONDOVE – Oggi a Condove i Paracadusti, e le associazioni d’arma, hanno ricordato il parà Giuseppe Leccese. Ad organizzare il Nucleo Paracadutisti di Susa, l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e le altre associazioni d’arma, tra le altre gli Alpini, i Marinai, nel ricordo del condovese leone di parà Giuseppe Leccese. Presente tutta la famiglia, il figlio, il nipote Emiliano presidente dell’ANCR e la piccolissima pronipote Virginia. Tre generazioni nel ricordo di un importante figura militare e civile. L’appuntamento, che si rinnova ogni anno, è cominciato con la Santa Messa nella chiesa parrocchiale con una commuovente omelia di monsignor Claudio Iovine e la preghiera del parà recitata da Giorgio Manassero. Poi il gruppo composto da diverse associazioni d’arma e civili si è spostata al Cimitero dove l’onorevole Daniela Ruffino ha ricordato la figura di Leccese.

I paracadutisti a Condove

I paracadutisti a Condove

LA STORIA DI UN VALSUSINO IN AFRICA

Il parà della Folgore Giuseppe Leccese, ventenne di Condove, si trovava nel deserto in attesa dell’attacco inglese. Prima i bagliori, distati, poi ecco arrivare i primi terrificanti colpi dei 900 cannoni nemici. Loro, i migliori soldati d’Italia, addestrati al lancio con i paracadute. Appiedati e in attesa come topi in buche scavate nella terra. Leccese con altri 380 ragazzi, con un piccolo cannoncino anticarro e una mitragliatrice contro l’esercito anglosassone. Eccoli i carri, nel rumore assordante, nella polvere, nella penombra avvicinarsi. Era la sera del 23 ottobre 1942. Nel silenzio della luna piena. Quasi mille pezzi di artiglieria inglese spararono contemporaneamente per circa venti minuti. Alla fine del 24 l’offensiva aveva aperto profonde sacche nello schieramento italo-tedesco. Non era riuscita ad aprire una vera breccia. Nelle prime ore del 25, Montgomery ordinò un nuovo attacco prima dell’alba, ma dovette affrontare violenti contrattacchi, della Divisione Ariete. E Rommel? Non c’era. Alla fine di settembre era stato ricoverato in ospedale in Germania.

LECCESE TRA I POCHI

Tra i pochi sopravvisuti Leccese, ferito al capo, fece il viaggio di ritorno prima in autoambulanza, poi in areo fino a Palermo. Era incapace di parlare, moralmente scosso. Dopo un mese di convalescenza rieccolo paracadutista nella Divisione Nembo e nuovamente ferito dopo un lancio in Sardegna. L’8 settembre, con lo sbandamento dell’esercito italiano, scelse di proseguire il conflitto nelle file americane. Entrò nell’Office Strategic Service, lo spionaggio statunitense, e in borghese fu lanciato oltre le linee. Preparò sabotaggi, tenne i contatti con gli americani e organizzò i lanci di materiali ed armi.

Emiliano Leccese

Emiliano Leccese

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