TORINO – Il Birrificio San Michele nato in Valsusa a Sant’Ambrogio di Torino è presente ad Altissime, un evento che si tiene nel centro di Torino il 17, 18 e 19 ottobre 2025. Una manifestazione che celebra e valorizza il legame tra la città e le sue maestose montagne, animata da eventi e degustazioni di prodotti di montagna. Il prestigioso Museo Nazionale della Montagna ospiterà incontri scientifici e culturali.
“Birra San Michele”: la montagna nel bicchiere della storia
Bruno Gentile, fondatore del Birrificio San Michele, ci spiega che le montagne della Valle di Susa non sono semplici vette: sono testimoni silenziosi di avventure, battaglie e leggende che hanno attraversato i secoli. Fu qui che, nel III secolo a.C., Annibale guidò il suo esercito e i suoi elefanti in una delle imprese più ardite della storia, valicando le Alpi per sorprendere Roma. Secoli dopo, attorno all’anno 800, Carlo Magno percorse questi stessi sentieri, imponendo la sua autorità e consolidando l’impero cristiano. Nel Medioevo la valle divenne parte della Via Francigena, grande arteria europea che portava pellegrini, mercanti e cavalieri verso Roma e la Terra Santa. Non mancarono le contese: i monti valsusini furono teatro delle guerre medievali tra Savoia e Delfinato, con castelli e villaggi trasformati in avamposti e roccaforti. Con l’età moderna si innalzò la possente fortezza di Exilles, che per secoli vegliò come sentinella di pietra, resistendo ad assedi e battaglie. Ma la valle conobbe anche il passaggio travolgente di Napoleone, che alla fine del Settecento attraversò questi valichi per conquistare Torino e piegare il Regno di Sardegna. E ancora nel Novecento, con la Guerra delle Alpi, la valle tornò ad essere linea di confine e di resistenza: un luogo di sacrificio e difesa, carico di memorie che parlano ancora oggi di coraggio e libertà.
Sette episodi, sette epoche, sette impronte che rendono la Val di Susa un vero crocevia della storia europea
In questo scenario domina la Sacra di San Michele, abbazia millenaria che veglia dall’alto sulla valle. La sua origine si lega a una visione: il monaco San Vincenzo di Ravenna fu ispirato a costruire proprio qui il santuario che ancora oggi incanta con la sua imponenza. La Sacra non è un monastero come gli altri: si erge lungo una linea misteriosa che collega sette luoghi sacri dedicati all’Arcangelo Michele, dal Medio Oriente fino all’Atlantico. Questa “spada di luce” attraversa secoli e continenti unendo:
- il Monte Carmelo in Israele
- il monastero di San Michele a Symi in Grecia
- il santuario di Monte Sant’Angelo in Puglia
- la stessa Sacra di San Michele in Piemonte
- l’abbazia di Mont Saint-Michel in Normandia
- lo scoglio sacro di St Michael’s Mount in Cornovaglia
- l’isola di Skellig Michael in Irlanda.
Una linea retta, perfetta e misteriosa, che simboleggia la lotta eterna tra bene e male e rappresenta un ponte spirituale tra Oriente e Occidente. Chi sale alla Sacra lo percepisce: tra i boschi e le pietre, c’è un’energia profonda, un magnetismo che spinge all’unione, alla ricerca, alla condivisione. Un’energia che, come la birra, abbatte le distanze e crea comunità.
Un faro per l’arte e la cultura
Questa forza non ha ispirato solo santi, pellegrini e condottieri, ma anche artisti e intellettuali. Tra tutti, Umberto Eco, che vide proprio nella Sacra l’ispirazione per il suo capolavoro “Il nome della rosa“. Le atmosfere misteriose, i chiostri, i silenzi delle pietre e il fascino della montagna si trasformarono in letteratura immortale. Così come la lirica racconta i drammi e le passioni della vita, anche la birra diventa linguaggio universale: un racconto liquido di emozioni, di condivisione e di memoria.
Una storia di birra e di uomini
La sede del Birrificio San Michele sorge nell’ex Maglificio Fratelli Bosio, cuore pulsante della tessitura piemontese del Novecento. Ma i Bosio erano prima di tutto birrai svizzeri, legati al cugino Carasch, con cui diedero vita al primo birrificio in Italia. Un cerchio che oggi si chiude: laddove la filatura scandiva i ritmi delle officine, la birra è tornata a vivere, sotto lo sguardo dell’Arcangelo Michele. E non solo birra e tessuti: fu Pietro Bosio, grazie ai suoi commerci in Inghilterra, a scoprire un nuovo gioco destinato a cambiare la storia dello sport. Fu lui a introdurre in Italia il calcio, contribuendo a far nascere un movimento che avrebbe infiammato folle e generazioni, fino al mito del Grande Torino.
L’intuizione di Bruno Gentile
A riportare la birra in questo luogo carico di storia è stato Bruno Gentile, fondatore del Birrificio San Michele. La sua ispirazione nasce da un legame speciale: quello tra la birra e la musica lirica. Come la lirica racconta i drammi dell’esistenza attraverso note e parole – la dolcezza di un’aria, l’amarezza di un recitativo, la passione di un duetto, la corposità di un coro, l’asprezza di un finale tragico, il piacere di un acuto liberatorio – così la birra raccoglie nel bicchiere le stesse emozioni: dolcezza, amarezza, passione, corposità, asprezza, piacere. È questa la visione che guida Birra San Michele: unire arte e gusto, teatro e tavola, sentimento e convivialità.
I sapori autentici della Valle di Susa
La Valle di Susa non offre soltanto panorami grandiosi, ma custodisce anche un patrimonio gastronomico che parla con la stessa intensità della sua storia. Ogni sorso di Birra San Michele trova eco e armonia in questi sapori, creando un dialogo che nasce dalla terra stessa. I formaggi d’alpeggio, stagionati nelle malghe in quota, sprigionano profumi che ricordano i pascoli fioriti e le mani sapienti dei casari. Alle loro note forti si affiancano le carni di Fassona piemontese, celebri per la loro tenerezza e finezza, che incontrano la corposità della birra in un connubio di forza e delicatezza. Dal bosco arrivano i funghi porcini e i tartufi, tesori d’autunno che raccontano la profondità della terra, mentre le castagne arrostite, regine della stagione fredda, riportano alla memoria il calore dei focolari e delle feste contadine. I mieli di montagna, dalle sfumature floreali alle note balsamiche, parlano di api che volano tra rododendri, tigli e castagni, regalando dolcezze uniche. Non mancano gli antichi saperi agricoli: la canapa valsusina, coltura storica oggi riscoperta, e i cereali montani come il grano saraceno e la segale, che danno vita a pani rustici e nutrienti. Dai campi giungono anche patate, cavoli e verze, protagonisti di zuppe e piatti poveri che oggi ritrovano dignità nelle cucine della tradizione. La valle custodisce inoltre una lunga tradizione di salumi e insaccati: mocette affumicate, lardi aromatizzati con erbe alpine, prosciutti e salsicce stagionate. E infine, i dolci tipici: paste ’d melia a base di farina di mais, torcetti al burro e focacce dolci arricchite da frutta secca o miele. Ogni sapore diventa così racconto e, insieme alla birra, compone un mosaico che unisce cultura, natura e convivialità.
Birra e musica: drammi ed emozioni
La birra, come la montagna e la storia, è fatta di emozioni. La sua schiuma bianca ricorda l’attacco di un’aria lirica, il suo gusto pieno accompagna i contrasti drammatici che hanno ispirato Verdi, Puccini, Bizet. Tutte le birre San Michele portano i nomi di personaggi dell’opera lirica: eroine, eroi e figure leggendarie che incarnano passioni universali. In questo modo, ogni bottiglia diventa un sipario che si apre, un piccolo atto teatrale da vivere con intensità e piacere.
Birra: simbolo universale di festa
Così come la Sacra unisce Oriente e Occidente con la sua energia misteriosa, la birra unisce le persone con la sua forza semplice e diretta. È simbolo di incontro e di festa, di amicizia e di comunità. Un brindisi con la Birra San Michele non è solo un gesto: è un rito che celebra la fatica del cammino, la grandezza della storia, la magia della musica e la libertà della convivialità.








































