TORINO – Oggi ultimo giorno di scuola prima delle tanto attese vacanze pasquali, non c’è stata la solita campanella al Liceo Mazzarello di Torino. A segnare l’esodo degli studenti ansiosi di libertà: un sentito “arrivederci e buona Pasqua, prof” attraverso lo schermo di un pc, un tablet. Alla peggio, uno smartphone ha sostituito questa consuetudine. Inutile negare in noi insegnanti l’inquietudine di questi giorni di connessioni. Videolezioni, interrogazioni in streaming e test online che ci dividono in due tra la consapevolezza che la presenza fisica sia insostituibile e la certezza che, al momento, la presenza virtuale sia la sola possibile e al contempo necessaria. Necessaria poiché dà ai nostri giovani quel senso di normalità che l’Emergenza Covid- 19 ha tolto loro senza troppo preavviso. Necessaria come la valutazione che il Ministro ci esorta a dare in un contesto, ahimè variabile e imprevedibile, quasi quanto i decreti che scandiscono la nostra “quarantena”.
STUDENTI E INSEGNANTI
Eppure, per quanto si sia dibattuto sul valore formativo del voto, sul significato simbolico del “numero”. E’ proprio questo numero che i nostri studenti vogliono. I numeri ci rassicurano, ci danno un senso di misura di finitezza. Tra quanti giorni torneremo a scuola, quanti sono i contagi, quanto ho preso, prof ? Per rispondere a quest’ultima domanda, oggi con la classe 4ª Socio-Economico del Liceo Mazzarello di Torino, abbiamo svolto una sessione di “Debate”. Per dare una valutazione formativa per competenze trasversali in tre materie di studio. Diritto ed Economia, Fisica e Inglese. Gli studenti si stavano preparando a vivere questa giornata da metà febbraio. Tramite un percorso intrapreso con la loro insegnante di Inglese sulla metodologia del “Debate”. Riconosciuta come materia scolastica nelle migliori scuole superiori e università britanniche e americane: da loro il “debate” è una vera tradizione!
IL LICEO
I colleghi di Fisica ed Economia hanno trattato argomenti di attualità presenti all’interno dell’Agenda 2030. Dando dimostrazione pratica ai ragazzi e alle loro famiglie di come il Liceo Economico e Sociale sia realmente il “liceo della contemporaneità”. Gli studenti hanno lavorato in gruppo per settimane, preparandosi con serietà e sano spirito competitivo. Infatti il debate mette in risalto quelle competenze che a volte, nella didattica tradizionale, facciamo fatica a valutare. Abbiamo notato aspetti che non conoscevamo negli studenti più timidi e riservati. Potenziato abilità già evidenti in studenti più spigliati, ma soprattutto ci siamo mossi all’interno di regole chiare e condivise, quella della “World School of Debate”. Ciascun team è composto da quattro speakers, ciascuno speakers parla per per 6 minuti ed è obbligato ad accettare almeno una domanda all’interno del primo o dell’ultimo minuto del suo discorso.
LA PRESENZA
Il registro utilizzato è formale e questo insegna ai ragazzi la discriminazione tra oratori e urlatori. Non vince chi alza la voce ma chi è più persuasivo. Come si fa ad essere persuasivi? Scegliendo con accuratezza le proprie fonti, citando ricerche scientifiche, dati statistici e professionisti affidabili. Insomma, zero spazio alle fake news. Il meeting è durato tre ore in cui i sei team di debaters si sono affrontati senza tralasciare dettagli. Dimostrandoci come la serietà e la formalità siano anche una questione d’abito. Per una mattina via le adorate felpe col cappuccio e le tute. Tutti su Zoom in camicia bianca, come a sottolineare l’importanza di questo avvenimento. Quasi a dire “Prof, non importa se non riusciamo a farlo di persona. Noi siamo qui e ci siamo preparati seriamente, nonostante tutto”. In un momento così critico, in cui è molto facile lasciarsi prendere dallo sconforto. In cui gli adulti di riferimento avrebbero anche loro bisogno di un faro in questo mare in tempesta. Ci siamo regalati qualche ora di sana sperimentazione didattica, dimostrando che non si “fa i docenti”, lo si è. “Non si “fa la Scuola”, si “è la Scuola” e i nostri ragazzi oggi ce ne hanno dato dimostrazione.
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