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Almese: venticinque anni del presepe artistico a Borgata Bertolo di MARIO RAIMONDO

Almese Borgata Bertolo

ALMESE – E sono venticinque, venticinque anni che a Borgata Bertolo va in scena il Natale del presepe artistico. Un unicum che è una chicca per Almese e per la Valsusa. Mi ritrovo a visitarlo in anteprima con Rita Dosio in questo tempo sospeso dell’Avvento. Mentre la luce del giorno declina verso l’abbraccio della notte e l’intero Bosco degli Gnomi respira l’aria d’una magia che anche quest’anno si rinnova in una fiaba che lascia stupefatti. La voce suadente di Rita Dosio mi prende per mano sfogliando come pagine di una metafora almanacchi di ieri quasi stinti. Mi racconta di quella disperazione infante quando il presepe in cartone d’una bimba andò a fuoco e ne rimase solo un pugno di cenere.

Almese Borgata Bertolo

UN MONDO MAGICO

E della promessa fatta a se stessa di avere un grande presepe, anzi il più grande, il più bello, quello che neanche il mondo dei grandi avrebbe mai immaginato. Ce ne volle di tempo per arrivare a quello. Fu prima necessario prima fondare la “ditta” Vittorio Bonacina – Rita Dosio, unirla nel sacramento del matrimonio. Poi darle le “scarpe” per percorrere i sentieri del bello e da quell’idea di bello, ancora un pensiero, trarne azioni, visioni, oggetti. Trovare l’anima nascosta delle cose, farla “esplodere”, liberarla dalla grezza apparenza, dalla rudezza evidente e coniarla in una nuova forma perfetta. Ed ecco allora i sassolini raccolti sul greto della Dora Riparia ergersi in minuscoli muri di casette, stupende come una fiaba che manco la penna dei fratelli Grimm sarebbe riuscita a scrivere.

L’ARTE DELLE MINIATURE

Ed ecco le lose di Novalesa, diventare scaglie per i tetti di quelle case, da quella più umile del contadino, su,su fino al tetto della Sacra di san Michele riprodotta in miniatura perfetta. Ed ecco le siepi brade trasformarsi piano piano da vegetali informi – con potature pazienti – in animali del bosco. Qui un cerbiatto, là un cervo ,più in là lo scoiattolo. Occorreva poi dar vita a quelle casette ed allora non rimaneva che arredarle riproducendo gli interni con una riproduzione perfetta degli ambienti che ha dello strabigliante. Quasi al dunque? Macchè! Mancava l’elemento più importante, la promessa fatta da bimba: il presepe.

IL TRAGUARDO DEL PRESEPE

L’almanacco corre al 1994 quando la prima edizione del presepe artistico prese forma in un crescendo che non ha avuto sosta. E via via per gli anni successivi. Anni belli o meno belli, bellissimi o tristi come quello in cui Vittorio se ne andò via dalla vita. Fino ad oggi. “Ho sinceramente temuto – mi confida Rita. – che non ce l’avrei fatta. Il tunnel della malattia che ho percorso mi sembrava senza via d’uscita. Ho combattuto senza remore la malattia con tutte le mie forze, ho avuto la fortuna di incontrare dei medici stupendi. Ho mantenuto viva la fiaccola della speranza e la speranza che mi ha aiutato è anche stata quella di poter arrivare al traguardo della venticinquesima edizione del presepe. Lo dovevo anche a Vittorio ed a tutti gli amici che sono stati qui…”. Tanti, tantissimi, negli anni passati e soprattutto oggi.  Quando la notte scende sul Bosco degli Gnomi allora accade il miracolo: centinaia di luci si accendono come uno sciame di lucciole che da venticinque anni segna la speranza di un giorno, di un evento unico. Il giorno di Natale.

Almese Borgata Bertolo

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