A Meana si brucia il Caramantran, il falò metteva in fuga sfortuna e streghe

MEANA – E’ l’associazione Linfa con l’Oratorio “Meana siamo noi” che organizza per il quarto anno il Caramantran. L’appuntamento è per sabato 13 febbraio alle ore 21. In regione Maisola si vivrà una delle feste più antiche, diffusa in quasi tutte le parti del mondo e celebrata in modo diverso. Il cerimoniale della festa del falò di Carnevale da noi chiamato Caramantran cioè Quaresima  Entrante, è fin dalle origini un rito propiziatorio per la rinascita della natura che abbandona il rigido inverno ed ha una rinascita in primavera. Il falò metteva in fuga sfortuna e streghe, chiudeva il periodo dei divertimenti Carnevaleschi per introduci nella Quaresima.

DIAVOLI E STREGHE NELLE LEGGENDE

Spiega Silvio Berger su Diavoli e streghe nelle leggende delle nostre valli. “Al tempo dei tempi era comune a tutte le genti alpine una mitologia popolare con interventi improvvisi di buoni e di cattivi geni, con apparizione di spettri o di esseri soprannaturali o immaginari, spesso sinistri (diavoli e maghi, folletti e fate, fattucchiere e streghe), di segni e di presagi nell’aria e sulla terra, di lotte notturne e propiziatrici per i raccolti stagionali tra i giovani benandanti e le streghe, di strani esseri antropomorfi o zoomorfi il cui potere si esplicava in ogni momento della vita quotidiana.

A MEANA

“L’acqua sgorgante dalla roccia (Fontana del Corno di Pra Catinat) o un lago dalle acque torbide (Lago del Chardonnet, Lago Nero), un albero secolare (Clot dli tré Erbou) o un animale sconosciuto (Gimèrou) bastavano per suscitare un rispetto religioso ed eccitare la fantasia dei nostri Avi; così come un senso di mistero circondava una roccia imponente o un masso erratico (Peiro Riondo. Peyramount), le pietre di strana conformazione o quelle incise con segni antichi e indecifrabili (Cheminée du Diable, Peiro dla Crou, Mouchaou d’ Seò, Roccho dla Fantino), che, non di rado, suscitavano la venerazione, il culto oppure un sacro orrore, e, forse proprio sotto l’influenza di queste misteriose impressioni, si sono tramandati fino a noi i vari toponimi che si richiamano al diavolo o al mago, alle streghe o alle fate”.

IL FUOCO

“Ora, molte di queste credenze riguardanti la magia e i poteri soprannaturali ad essa connessi si sono tramandati nel folclore e nei miti delle nostre montagne: ogni leggenda, ogni rupe, balma o laghetto alpino, ogni sorgente e ogni bosco ha la sua fata o la sua strega, il suo spirito buono o il suo genio malvagio, che è rimasto, nella narrazione popolare, come la raffigurazione di una entità del bene o del male in ogni sua espressione, talvolta anche sotto le spoglie umane, attraverso una assurda trasposizione della vicenda nel tempo e nello spazio. La narrazione di fiabe e di leggende dovette essere un tempo per i montanari un’attività ludica importante”.

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