A Borgone San Nicola ha raddoppiato la festa di ALESSANDRO VACCHIOTTIPrima la festa solenne domenica 4 dicembre

BORGONE – Quest’anno doppia festa per il santo patrono di Borgone di Susa. Prima la festa solenne domenica 4 dicembre in piazza Canonico Anselmetti dove Don Pietro Guiffrey, assieme alla comunità borgonese, ha accolto il Vescovo Alfonso Badini Confalonieri che ha officiato la S.Messa delle 10.30 cui è seguita la rituale processione per le vie del paese, con la statua di San Nicola portata sul mezzo dei Vigili del Fuoco Volontari borgonesi. La colonna sonora è stata appannaggio della Corale Pio Michetti e della Società Filarmonica Borgonese. Martedì 6 dicembre, la festa liturgica, con la S. Messa solenne alle 10,30 presieduta dal Sac. Don Fiorentino Vair, parroco emerito di Sauze d’Oulx, col panegirico sul santo tenuto dal Rev. Don Alfonso Vindrola, parroco di Rivera e Milanere e concelebrata dal Parroco Don Pietro Guiffrey e dal parroco di S.Antonino Don Sergio Blandino. Animatore principale della Messa il locale Gruppo Anziani e Pensionati. Alle 17.30 in chiesa, a conclusione della festa patronale, l’incontro con San Nicola per chiedere grazie e protezione.

SAN NICOLA

Nacque probabilmente a Pàtara, una città greca di Licia, intorno al 270 dopo Cristo. Non si hanno dati sulla sua infanzia. Quelli che si leggono spesso nelle sue vite, come il nome dei genitori Epifanio e Nonna, oppure il suo tenersi in piedi in preghiera da neonato, si riferiscono alla Vita di un monaco Nicola vissuto tra il 500 e il 564 nella stessa regione e che fu vescovo di Pinara. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra (oggi Demre), una città situata in Licia, una provincia dell’Impero bizantino, che si trova nell’attuale Turchia; lì venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione di Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l’attività apostolica. Non è certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l’Arianesimo, difendendo l’ortodossia, e in un momento d’impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. Gli scritti di Andrea di Creta e di Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede radicata nei principi dell’ortodossia cattolica. Ottenne dei rifornimenti durante una carestia a Myra e la riduzione delle imposte dall’Imperatore.

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