Una visita al Ricetto di San Mauro ad Almese di ANDREA CARNINO

Ricetto di San Mauro Almese

ALMESE – Una visita al Ricetto di San Mauro ad Almese. Il comune di Almese, situato all’imbocco della Valsusa, custodisce una vera e propria meraviglia medievale. Il Ricetto di San Mauro. La prima testimonianza del Borgo Medievale di San Mauro è una donazione del 1029. Con questo atto Olderico Manfredi II elargisce molti dei suoi possedimenti all’Abbazia di San Giusto in Susa. Tra questi la Curtis di San Mauro e il Castello di Rivalta. Olderico, padre di Adelaide di Susa, aveva fondato il monastero nel 1027. La donazione è fatta con la clausola che a lui e alle cinque generazioni successive, spettasse la nomina dell’abate. In quel periodo esistono già la chiesa, costruita su un affioramento roccioso e il campanile.

LA NASCITA DEL BORGO FORTIFICATO

Tra il 1281 e il 1285 il complesso diventa un borgo fortificato. Il campanile viene trasformato in torre e assume l’aspetto attuale. È utilizzata per comunicare visivamente con il Castello di Camerletto a Caselette, il Castello di Villar Dora, la Torre del Colle e il Castello di Avigliana. La chiesa perde la sua funzione di edificio di culto. Viene adibita in parte a magazzino. Dove vengono conservate le derrate alimentari e le produzioni dei campi che circondano il “castrum”. Coltivati sotto gli ordini del prevosto. Ed in parte a tribunale e abitazione del castellano abbaziale.

LA GESTIONE DEGLI ABATI

Il Ricetto di San Mauro di Almese in quel periodo viene infatti utilizzato dagli abati di San Giusto per gestire i loro possedimenti in bassa Valsusa. Dal XIV secolo sono rappresentati da un castellano. La carica non è ereditaria. La ricoprono anche esponenti della famiglia Provana, una delle più antiche dinastie feudali del Piemonte. Il complesso inoltre è abitato anche da un religioso e da diversi addetti alla conduzione agricola e alla sorveglianza. Il ricetto diventa infine luogo di rifugio della popolazione in caso di pericolo.

LA CINTA MURARIA E IL FOSSATO

All’epoca una cinta muraria interna racchiudeva chiesa e campanile. Di questa oggi rimangono solo alcuni merli guelfi. Una seconda difendeva la parte che fungeva da ricetto. Ad essa sono addossate le abitazioni. Un fossato circondava il borgo. Tranne il lato ovest. Dove era stata costruita una base realizzata con riporto di terra trattenuto da un muro di scarpa. Era sovrastato da un ponte levatoio. L’acqua proveniva dal vicino torrente Messa.

LA DECADENZA

Il complesso perde la sua importanza a metà del XVIII secolo. L’ Abbazia di San Giusto viene infatti soppressa. Diventa cattedrale cittadina nel 1772. Il 3 agosto di quell’anno Papa Clemente XIV decreta l’erezione della Diocesi di Susa. Il ricetto viene frazionato tra più proprietari. La parte merlata viene acquistata nel 1889 da Battista Truccato. Il nuovo proprietario, scalpellino di professione, la restaura. Durante i lavori trova una pergamena nella quale si faceva riferimento ad un tesoro nascosto. Per trovare questa fortuna scava invano una galleria di 16 metri. Questo tunnel sotterraneo diventerà rifugio per la popolazione durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

IL RICETTO OGGI

Oggi la torre e il ricetto, completamente restaurati, ospitano esposizioni ed eventi culturali. Del fossato che circondava il borgo resta visibile solo la parte nord ovest. L’attuale ponte in muratura sostituisce quello antico del XVII secolo.

LA TORRE

La torre, alta 26 metri, è suddivisa in sette piani collegati da una scala. È la parte meglio conservata del borgo. I suoi sette livelli sono segnati dalle ricorrenze marcapiano, con cornici a denti di sega e filari di archetti in cotto. Caratteristico è il suo coronamento. È formato da quattro file di archetti progressivamente aggettanti, concluse da un’alta cornice piana. Il piano terra ospita diversi quadri di Romì Beltrami, la penultima proprietaria dell’edificio. La cui nipote ha lasciato la sua parte di torre in comodato al comune di Almese. Tra le opere esposte, anche un quadro dell’artista Franco Rosa. Salendo fino in cima si può ammirare uno splendido panorama. Nel 1620 vi è imprigionata Maria Gotto. La donna, originaria di Rubiana, era stata accusata di stregoneria. Qui si impiccherà per evitare il rogo. La chiesa oggi non è più riconoscibile. È stata inglobata in una casa nel cui sottotetto è ancora visibile l’arco del catino absidale.

UNA VISITA GUIDATA ALLE BELLEZZE DEL BORGO

La Federazione Italiana Escursionismo organizza ogni ultima domenica del mese visite guidate alla scoperta dei segreti e della storia di questo splendido scrigno medievale. Le prossime date saranno il 27 settembre e il 25 ottobre. Orari visite (mattina): ore 10.00 – 11.00 – 12.00 Orari visite (pomeriggio): ore 15.00 – 16.00 – 17.00 – 18.00 (ultima visita). La prenotazione è obbligatoria telefonando al numero 338 2011184 oppure inviando una mail a info@fiepiemonte.it specificando data e orario. Numero massimo di visitatori: n. 5

RESTA AGGIORNATO SU TUTTE LE NOSTRE NOTIZIE! COME?

Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!