MERCATIĀ āĀ Terre rareĀ in cambio diĀ petrolio: ecco la vera posta in gioco. A cura di Alessio Garzone, Portfolio manager di Gamma Capital Markets. Oggi ho fatto un poā di compiti a casa. Mi sono messo a spulciare i dati reali sulle importazioni di petrolio della Cina e ho trovato delle cose interessanti che oggi pochi stanno raccontando. Tutti parlano della guerra in Iran, ma se pensi che il problema di Pechino sia solo perdere il greggio di Teheran,Ā Ā manca un pezzo fondamentale del puzzle. Un pezzo che vale letteralmente il 50% del loro import energetico. Ho messo in fila le percentuali per capire lāimpatto reale di questoĀ Risiko globale. Ora che loĀ Stretto di Hormuz ĆØ ādi fattoā bloccato, la Cina si ritrova a gestire una paralisi logistica senza precedenti. Certo, ha le sue riserve, ma quanto dureranno?
Ecco i dati alla mano (aggiornati a febbraio 2026):
- La dipendenza dal Golfo ĆØ totale. Da Hormuz non passa solo lāIran, ma anche Arabia Saudita (18,1%), Iraq (9,9%), Emirati (9,6%) e Oman (6,7%). Quasi metĆ di tutto lāoro nero che fa girare lāeconomia cinese.
- Il āFantasmaā iraniano. Nei grafici ufficiali delle dogane cinesi, lāIran vale zero. Eppure Pechino importa 1,4 milioni di barili al giorno da Teheran (circa il 4%). Come ĆØ possibile?
- Il trucco della ālavatriceā malese. Guardate il grafico: la Malesia risulta il terzo fornitore cinese (13,5%). La veritĆ ? La Malesia non ha una capacitĆ produttiva tale da giustificare quei volumi. Ć un hub logistico di copertura. Il petrolio iraniano, colpito dalle sanzioni, viene caricato su petroliere, trasbordato in mare aperto da nave a nave (ship-to-ship) vicino allo Stretto di Singapore, e ri-etichettato magicamente come āgreggio maleseā.
Terre rare in cambio di petrolio: ecco la vera posta in gioco
Chi compra questoĀ petrolio āsegretoā? Non i grandi colossi di Stato cinesi, ma le cosiddette āTeapotsā: raffinerie indipendenti (soprattutto nello Shandong) che lo acquistano sottobanco, attratte da sconti enormi che arrivano fino a 8-10$ in meno al barile rispetto alle quotazioni ufficiali. Cosa ci dice tutto questo?Ā Che questa guerra, in realtĆ , non ĆØ contro lāIran. Ć contro la Cina.Ā A Trump la chiusura dello Stretto, in fondo, non dispiace del tutto. Certo, ĆØ un rischio enorme perchĆ© lāaumento dei prezzi pesa sui consumatori americani che fanno benzina, ma lāobiettivo numero uno ĆØ un altro: controllare Hormuz per decidere come, quando e a chi dare il petrolio che alimenta il 50% di Pechino. Se Washington prende il controllo dello Stretto, ha in mano la leva definitiva per rinegoziare con Xi Jinping la fornitura delle terre rare,Ā lāarma letale che la Cina ha usato per rispondere ai dazi americani del āLiberation Dayā ad aprile 2025.
Terre rare in cambio di petrolio. Questa ĆØ la vera partita a scacchi.
CāĆØ solo un imprevisto in questo piano perfetto: forse Trump ha fatto il passo più lungo della gamba. Si aspettava un collasso rapido, un āVenezuela 2.0ā, e invece ha trovato un Paese unito e maledettamente tosto da abbattere.

































