Susa: se l’arte non è professione, lo stile raffinato di Giancarlo Sibille di PAOLO EMILIO VANNETTI

SUSA – A Susa, se l’arte non è professione, lo stile raffinato di Giancarlo Sibille. La differenza intercorrente tra dilettantismo e professionismo, è oggi lo spazio che separa le sfere della personalità umana. Quasi che l’uomo non fosse una singola unità senziente e giudicante ed operante. Per via di una coscienza unitaria, bensì una collezione di stati e comportamenti scollati, operanti in una realtà dissociata. Anche in campo artistico, la distinzione tra professionista e dilettante, poggia sul concetto di lavoro impegnato in una attività lucrosa. E sul concetto di “otium”, ossia attività costruttiva delle potenzialità umane. Ma ben venga allora il dilettantismo, come spirito e come fermento puro, non assillato dalla cogente fama d’oro, e nella forma che incarna il pittore valsusino Giancarlo Sibille. Egli nasce a Susa nel 1950. Non attende molto a mettere in luce le sue doti naturali figurative alle tre rassegne organizzate sotto il titolo “Susa, la tavolozza dei ragazzi”.

Giancarlo Sibille

LA SCUOLA

In via del tutto naturale seguirà, nel 1966, l’iscrizione di Giancarlo al Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Torino. Si diplomerà nel 1970. Sibille riesce a non fare dell’arte una “professione” nel senso da noi bollato. Consentendo tuttavia alla sua natura di esprimersi colloquiando e mantenendosi appresso ai temi della pedagogia e della cultura artistica. Intraprende infatti la strada dell’insegnamento di Educazione Artistica nella scuola media. Frattanto sviluppa in modo eclettico le sue possibilità espressive. Alterna l’impegno artistico diretto all’animazione di corsi di pittura. Rompe l’isolamento, primo dramma per chi vuole conoscere e sperimentate, partecipando all’Ente Nazionale per la Formazione Artistica e Culturale. La maturazione di Sibille vede un appropriarsi dei concetti astratti di forma, volumi, presenzialità nello spazio attraverso la concreta prassi della grafica, che sublima ed esalta le essenze stratificate sotto la realtà oggettuale che fotografano i sensi.

L’ARTE

Dedicandosi in seguito alla tela. Il pittore esercita dapprima sui suoi paesaggi la canonica trasfigurazione impressionista, in cui si possono scorgere le diramazioni personali dello studio classico assimilato all’Accademia. Per Sibille, l’evoluzione sulla strada della piena originalità si compie con l’invenzione d’una tecnica. D’un conseguente modo pittorico, che permette di empire di contenuti emozionali la struttura razionalmente impostata d’un paesaggio. Poi d’un nudo, d’una natura morta. Si tratta della tecnica particolare dell’”infiltrazione”. Una base di colore che raffiora tra gli scontorni del disegno, che pervade le nervature dei soggetti. Invade il “vuoto” pittorico e lo trasforma con la sua azione sotterranea. Giancarlo Sibille, ricettivo e d’estrema sensibilità, ama assai più il contatto, la comunicazione diretta con il pubblico, che non la fredda presentazione erudita ed accademica. Lo dimostrano le innumerevoli mostre e concorsi a cui ha partecipato in tutta Italia: dalla nativa Susa, a Sanremo, a Genova, Modena, Varese.

Giancarlo Sibille

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