Susa: il vescovo Cesare Nosiglia ha salutato i sacerdoti e i fedeli della Diocesi al termine del suo servizio episcopale Il ringraziamento della comunità segusina

Susa Nosiglia

SUSA – In Cattedrale di San Giusto a Susa, si è tenuta la celebrazione con la quale Monsignor Cesare Nosiglia ha salutato i sacerdoti e i fedeli della Diocesi al termine del suo Servizio Episcopale. Scrivono dal Comune di Susa: “L’Amministrazione Comunale la ringrazia di cuore Monsignore per il lavoro svolto a Susa e in Valle di Susa“.

IL RINGRAZIAMENTO DI NOSIGLIA

Il Vescovo Nosiglia ha detto. “È con viva riconoscenza al Signore che in questa solenne celebrazione vogliamo ricordare il nostro sacerdozio, dono gratuito che abbiamo ricevuto e fonte continua di grazia per noi, la nostra Chiesa e i fedeli. Che cosa c’è sulla terra di più grande di questo dono e mistero del sacerdozio? Nel sacramento dell’Ordine, che ci è stato dato, si racchiude tanta potenza di grazia che viene da chiederci: perché proprio io, Signore, sono stato amato a tal punto da essere investito di una grazia così grande? Quale è il motivo della tua scelta? La risposta di Dio è la stessa del salmo: “Io ti ho trovato mio servo, ti ho consacrato con il mio santo olio, la mia mano è il tuo sostegno e il mio braccio è la tua forza”. Sì, Dio è stato ed è la nostra forza ed il sostegno sempre e in ogni momento“.

SULLA DIOCESI

Parlandovi cuore a cuore oggi sento di dovervi esprimere la mia profonda ammirazione e riconoscenza per quello che avete rappresentato per me e per la Diocesi e per tutto ciò che fate, giorno per giorno, nel faticoso e complesso lavoro apostolico. Parafrasando il detto di Agostino, mi sento di dirvi che il mio intento è stato quello di essere per voi vescovo e con voi sacerdote, dove quel “per” indicava il mio servizio e il “con” indicava la mia piena partecipazione all’unico sacerdozio di Cristo, che tutti ci è unito a sé mediante il sacramento dell’Ordine e dunque con un vincolo strettissimo e di grazia incommensurabile. La tentazione individualistica si insinua sempre nel tessuto umano, ecclesiale e pastorale e impedisce di realizzare i cinque verbi che Giovanni Paolo II ha indicato al “suo” presbiterio e che io ho fatto risuonare tra voi la prima volta che abbiamo celebrato la messa: stare insieme, pregare insieme, decidere insieme, operare insieme e mangiare insieme”.

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