VIDEO GIOCHI – Quest’anno The Elder Scrolls V: Skyrim compirà quindici anni. Quindici. Ed è ancora invincibile. È ancora rifugio accogliente per milioni di giocatori a cui non importa se non hanno dato il seguito promesso, a cui non importa della grafica vintage, ma degnamente invecchiata – basta che ci si possa aggiungere qualche buon centinaio di mod e che regga. Ecco perché, nonostante sia passato del tempo e io lo abbia finito solo una decina di volte, sento il bisogno di riparlare di questo, ormai classico, dei GDR Action.
Skyrim, la bellezza che perdura
Ciò che rende Skyrim ancora incredibile non è una singola caratteristica, ma una sinergia di elementi che infondono una tranquillità rara. I suoi cieli e le sue montagne sono ancora stupendi. Hanno poco da invidiare a titoli recenti come Ghost of Tsushima: pur con tecnologie inferiori, Skyrim crea la sensazione di un mondo vasto ma sempre alla portata di mano, tanto nel viaggiare, quanto nel combattimento fino ad arrivare al sistema di scassinamento di porte e forzieri! È impegnativo, ma non punitivo come quello del più recente e super tecnico Kingdom Come: Deliverance, che si è distinto nel panorama dei videogiochi più simili a Skyrim, ma che per difficoltà ad interagire con il mondo attorno anche per le questioni più semplici, rende il tutto poco confortevole.
Parenti e “bug” leggendari
A furia di solcare quelle strade, i sentieri di Whiterun, finiscono per sembrarti quelli sotto casa e i personaggi diventano familiari. Quando Brynjolf mi liquida dicendo che ha troppe faccende da sbrigare, non vedo un limite del software: mi sembra mio zio affaccendato, e so che prima o poi quella pacca sulla spalla arriverà. Poi ci sono i bug Bethesda, mai corretti perché ormai canonici: il cavallo che scala le montagne in verticale è un punto di forza che ti regala la libertà di non perdere ore in percorsi già scritti. E non fatemi parlare delle frecce nel ginocchio! Anche questo è Skyrim, soprattutto per la storia dei fantastici MEMES che sono venuti fuori sui social e hanno rafforzato il suo nome. E sei a casa anche imparando i piccoli trucchi, come farsi insegnare il tiro con l’arco da Faendal per poi riprendersi l’oro scambiando gli oggetti o derubare gli insegnanti appena pagati. È meno realistico dei giochi moderni, ma incredibilmente confortevole.

Il comfort contro i giganti moderni
Per essere un titolo del 2011, Skyrim ha pochissimi limiti, spesso colmati dai modder. Penso alla personalizzazione estetica o delle abitazioni: noi figli di The Sims cerchiamo sempre di rendere il mondo più simile al reale, anche se perfino pochi titoli attuali (Dragon Age: The Veilguard o Dragon’s Dogma) riescono ad offrire questo genere di libertà. Tutte queste sono sensazioni che non ho trovato in molti dei mega titoli degli ultimi anni. Quello che si è avvicinato di più è stato Baldur’s Gate 3 (di cui parleremo), ma data la natura del gioco tende a distanziare leggermente il giocatore dal mondo dei Forgotten Realms: la visuale soggettiva del nostro eroe gioca un ruolo fondamentale nel creare quella sensazione di meraviglia e immersione totale. Ed è questo il senso di tornare a Skyrim nel 2026. Il viaggio del Sangue di Drago rimane sempre come un viaggio verso casa. Dopo tutto questo tempo. Always.

































