SANT’ANTONINO – Sant’Antonino: incontro con Giovanni Impastato sulla legalità e l’antimafia. Due giorni all’insegna della legalità, quelli di venerdì 15 e sabato 16 ottobre in bassa Valsusa con Giovanni Impastato. Fratello minore di Peppino, ucciso dalla mafia nel ‘78. Lui raccogliendone l’eredità, è da sempre impegnato nella sensibilizzazione sul tema del contrasto alla criminalità organizzata. Una serie d’iniziative che lo ha visto protagonista con amministratori, giovani e studenti, patrocinate dall’Unione Montana Valsusa e da diversi comuni della Cintura di Torino, Impastato ha girato i comuni, andando a toccare i diversi luoghi che già ricordano l’impegno contro le mafie.
A SANT’ANTONINO
Scrive il Comune di Sant’Antonino di Susa: “Centopassi” era la distanza che separava la casa della famiglia Impastato da quella del boss mafioso Tano Badalamenti, il mandante dell’assassino di Peppino Impastato. Venerdì 15 ottobre – alla presenza dei sindaci dell’Istituto Comprensivo di Sant’Antonino, della nuova dirigente dott.ssa Vittoria Zurzolo e dei ragazzi di terza della scuola media, accompagnati dai loro professori dell’indirizzo musicale – Giovanni, fratello di Peppino, è tornato dopo alcuni anni presso la scuola che è stata dedicata a suo fratello. “La scuola deve essere presidio di legalità” è stato il monito della dirigente scolastica davanti ad una platea silenziosa, emozionata ed interessata alle parole di Giovanni. Ha ricordato come suo fratello arrivò a lottare contro il padre per strapparlo alla mafia e contro il contesto che lo circondava”.
“La vita di Peppino dimostra che è possibile rompere con il modo di pensare della cultura mafiosa, anche se si fa parte di un mondo che fa della mafia il proprio modo di essere.” Giovanni ha concluso con un invito accorato ai ragazzi e a tutti i presenti di fare proprie le battaglie ecologiste, per salvare il clima ed il nostro pianeta. E poi, “la necessità di essere convintamente antifascisti, di ripudiare la guerra, di chiedere e fare lavori onesti e combattere sempre per la legalità. e contro l’indifferenza e la rassegnazione. I “centopassi” che oggi dobbiamo fare sono questi”. La vita di Peppino è stata descritta da Giovanni Impastato nel suo libro “Mio fratello, tutta la vita con Peppino”. Grazie alla perseveranza di mamma Felicia e del fratello Giovanni, la morte di Peppino è stata riconosciuta come delitto di mafia”.
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