TORINO – “Ritiro sociale” in Piemonte, un fenomeno che colpisce soprattutto giovani uomini.
“RITIRO SOCIALE” IN PIEMONTE, UN FENOMENO CHE COLPISCE SOPRATTUTTO GIOVANI UOMINI
Offrire aiuto e supporto ai giovani che vivono tutto il giorno reclusi nella propria stanza con la sola compagnia di smartphone e computer. È quanto si propone il Gruppo Abele con il Progetto 9 ¾, illustrato in Commissione Sanità, presieduta da Alessandro Stecco, nel corso dell’audizione richiesta da Diego Sarno (Pd). Secondo i dati disponibili più recenti, il progetto si occupa di 105 persone nel Torinese: l’80% sono maschi, l’età media è di 20 anni (il più giovane ha 13 anni, il più anziano 33) e 29 sono i minorenni. Allo stato attuale, 43 non lavorano e non studiano, 38 hanno ripreso a frequentare la scuola, 11 l’hanno abbandonata, per 3 ci sono progetti di reinserimento scolastico, 4 lavorano, 2 svolgono corsi di formazione professionale, di 4 si sono perse le tracce.
ABBATTERE IL MURO DELLA SOLITUDINE
“Nel 2020 abbiamo ottenuto il Premio Feltrinelli, conferito dal Presidente della Repubblica e assegnato a ‘imprese di alto valore morale e umanitario’. – hanno spiegato la coordinatrice Milena Primavera e l’educatore Marco Fanton – Siamo partiti nel giugno 2020 e abbiamo scelto questo nome pensando al binario immaginario di Harry Potter, che nella saga è visibile solo ai maghi. Un modo per rappresentare la voglia dei ragazzi di fidarsi e di rischiare, di abbattere il muro della solitudine, che appare invalicabile, per riappropriarsi di una dimensione di vita più autentica e vera”.
IL PROGETTO
“Il progetto mira, con la collaborazione delle famiglie, a creare reti con i servizi pubblici e privati – dalla Neuropsichiatria infantile del Regina Margherita ai servizi di psicologia e psichiatria, dai servizi sociali alle scuole e alle associazioni presenti sul territorio torinese – per costruire relazioni capaci di ‘rimettere in moto’ interessi e passioni attraverso la terapia, laboratori e attività che permettano ai ragazzi di ricominciare a socializzare con i coetanei e a riprogettare il proprio futuro”. “Il fenomeno – hanno aggiunto – non riguarda solo la fascia giovanile ma può colpire anche chi frequenta le scuole elementari e gli over 30. I campanelli d’allarme, nei casi più comuni, sono tanti: il rifiuto di andare a scuola, il progressivo diradarsi dei contatti sociali, l’inversione del ciclo sonno-veglia, la connessione costante con il mondo virtuale. Si tratta di persone che non possono essere definite pigre, svogliate o asociali perché hanno molti interessi, spesso una vena artistica, e desidererebbero avere una vita sociale”.
GLI INTERVENTI
Sono intervenuti, per richieste di approfondimenti, diversi consiglieri. Rispondendo al vicepresidente Andrea Cane (Lega), Primavera e Fanton hanno sottolineato che “calcolare quanti possano essere i casi in Piemonte non è semplice, anche perché non di rado le famiglie chiedono aiuto dopo anni”. A Sarno (Pd) hanno spiegato che il costo del progetto è di 180 mila euro, interamente coperti dal Premio Feltrinelli, e impegna tre operatori. Con Silvana Accossato (Luv) hanno convenuto sul fatto che l’eventuale stipula di protocolli d’intesa con enti e associazioni agevolerebbe i rapporti con molteplici realtà. A Francesca Frediani (M4o – Up) hanno risposto che l’isolamento è un fenomeno trasversale, che colpisce indistintamente persone appartenenti a tutti i ceti sociali. Rispondendo, infine, al presidente Stecco hanno sottolineato la necessità di un approccio multidisciplinare, evidenziando però che la sanità pubblica non prevede al momento interventi di professionisti e l’attivazione di percorsi educativi a domicilio.
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