Referendum sul numero dei parlamentari: i sindaci della Valsusa Sì e quelli No

VALSUSA – Referendum sul numero dei parlamentari: i sindaci della Valsusa Sì e quelli No. A fine settembre non voteremo solo per le elezioni amministrative di alcuni comuni regionali, ma anche per il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari. In pratica, si tratta di votare Sì o No alla riduzione di un terzo dei deputati. Passerebbero da 630 attuali a 400 e dei senatori da 315 attuali a 200. Vediamo i primi cittadini della Valsusa come voteranno al Referendum.

PER IL SI’

Per il Sì il motivo di base è rendere più efficienti la Camera e il Senato. Spiegano quanti voteranno Sì che oggi alla Camera ci sono 14 commissioni permanenti, divise per materia e ognuna è composta da quasi 50 persone. Poi tutti i 630 deputati lavorano in Aula. Ognuno di essi è un legittimo portatore di emendamenti, istanze a volte di ordine generale a volte particolaristiche. Secondo i promotori del Sì troppi. Secondo loro è difficile lavorare, il rischio di un dibattito infinito e troppo frastagliato. Mauro Russo da Chianocco. “Nonostante avessi preferito una riforma costituzionale più drastica, per intenderci con l’eliminazione del Senato, voterò sì“. Savino Moscia da Villar Dora: “Ero favorevole al referendum proposto da Renzi continuo a essere favorevole alla riduzione dei parlamentari e senatori. Votero si“. Per il Sì anche Sergio Lampo da San Didero.

Sergio Lampo
Sergio Lampo

PER IL NO

I costi eccessivi della politica italiana e dell’inefficienza del nostro Parlamento. La riforma, secondo quanti voteranno No rischia di creare più problemi di quanti ne potrà risolvere. Si dice che il taglio dei parlamentari porterà ad un risparmio di spesa. Vero, ma si tratta di un risparmio minimo. Riguarderà solo le indennità dei 330 parlamentari tagliati. Le spese di funzionamento del Parlamento rimarranno esattamente le stesse. Il risparmio di spesa sarà dello 0,007% sul totale della spesa pubblica italiana. Verrà però distorto il rapporto tra rappresentanti e rappresentati. In Piemonte si scende da 22 a 14 senatori e da 45 a 29 deputati. Diego Mele da Borgone  voterà No. Spiega. “Serve una riforma istituzionale non il taglio della rappresentanza“. Per il No anche Jacopo Suppo da Condove, Susanna Preacco da Sant’Antonino. Mauro Carena da Moncenisio. “Sono contrario a ridurre il numero. Bisognava al contrario studiare un sistema di collegi che permettesse alle zone meno popolate come la montagna di avere i suoi rappresentanti. Adesso sarà ancora più impensabile che un numero ridotto abbia riferimenti fuori dalle città grandi. Per risparmiare bastava ridurre i loro emolumenti, il resto è demagogia e gli sprechi che costano tantissimo sono invece nella burocrazia ed in certe fasce della Pubblica Amministrazione le quali non vengono mai riformate”.

Diego Mele
Diego Mele

IN DUBBIO

Francesco Avato da Bardonecchia. “Ci devo pensare. Ma la proposta mi sembra in partenza un po’ demagogica“. In dubbio anche Fabrizio Borgesa da Chiusa di San Michele. Adele Cotterchio da Meana. “Di primo acchito direi sì. Poi invece penso il risparmio sugli stipendi dei parlamentari che vanno in questo gran calderone di debiti pubblico. In una situazione di difficoltà alcuni hanno preso 600 euro dall’INPS. Io sono un sindaco che percepisce una piccola pensione di invalidità e percependo lo stipendio da sindaco ha preferito non fare la domanda. Sono perplessa e vorrei avere più chiarezza“. Pacifico Banchieri, sindaco di Caselette e presidente dell’Unione Montana Valsusa, è ancora perplesso. Anche Emilio Chiaberto da Villar Focchiardo non ha ancora deciso. Sulle idee sul referendum dei sindaci in Valsusa chiude Bruna Consolini da Bussoleno. “Andrò sicuramente a votare e discuterò prima del voto con amici e parenti“.

Bruna Consolini
Bruna Consolini

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