RUBIANA – Tra il gennaio e la fine di marzo del 1917, a Villa Irma, il poeta Dino Campana soggiornò a Rubiana. Spiega Andrea Cogerino: “I miei bisnonni ospitarono a Rubiana Dino Campana. Mia nonna Alice, figlia di Irma Gallo e Renzo Bottinelli, mi parlava spesso del “poeta pazzo” che sua madre e suo padre ospitarono tanti anni prima. Stando ai racconti di famiglia che per decenni, quasi cento anni a questo punto, si son tramandati, il poeta Dino Campana era una persona buona e sensibile, ma molto solitaria e sofferente, e un po’ matta: andava nel fiume Messa d’inverno, spaccava il ghiaccio e faceva il bagno. Mia nonna Alice mi raccontava spesso anche di lettere che il poeta scrisse a sua madre, Irma, e mai ritrovate. A metà degli anni Novanta i miei nonni se ne andarono, e delle lettere non si seppe più nulla, poi furono ritrovate”.
Chi era Dino Campana?
Dino Campana, nato a Marradi il 20 agosto 1885, è stato uno dei poeti italiani più tormentati e geniali del Novecento. La sua vita, segnata da disturbi mentali e da un’irrequietezza interiore, si riflette nella sua opera, i “Canti Orfici”, un’esplosione di immagini visionarie e simboliche. Dopo il diploma, Campana si iscrive all’Università di Bologna, ma ben presto abbandona gli studi per dedicarsi a una vita errabonda. Viaggia in Svizzera, Francia, Argentina e Belgio, svolgendo i mestieri più disparati per mantenersi. Nel 1914, Campana pubblica a sue spese i “Canti Orfici”, la sua unica opera in vita. Il libro, rifiutato da diversi editori, è un’opera dirompente, caratterizzata da un linguaggio visionario e da un ritmo incalzante. I temi principali sono il viaggio, la natura, l’amore e la morte. Gli ultimi anni di Campana sono segnati dalla malattia mentale e dall’isolamento. Muore nel 1932, all’età di 46 anni, in manicomio dove era stato ricoverato nel 1918. Dino Campana è considerato uno dei poeti più importanti del Novecento italiano. La sua opera, con il suo linguaggio innovativo e la sua carica visionaria, ha influenzato molti poeti successivi. La sua vita, segnata dalla sofferenza e dalla genialità, lo ha reso una figura leggendaria della letteratura italiana.

































