Piano di Ripresa e Resilienza, il Dossier Uncem per guidare i Comuni e gli Enti Montani Uncem: "Non facciamo la somma"

ROMA – Piano di Ripresa e Resilienza, il Dossier Uncem per guidare i Comuni e gli Enti Montani nelle missioni e nelle componenti del PNRR. Uncem lo aveva chiamato “Non è un elenco della spesa“, il dossier di proposte sul PNRR, presentato a marzo 2021. E così è stato. Non era un elenco della spesa, perché non lo abbiamo mai voluto e perché non è quello che serve. A dieci giorni dall’invio del PNRR a Bruxelles da parte del Governo guidato da Mario Draghi, Uncem presenta oggi il dossier “Non facciamo la somma“, con una prima analisi e una lettura del Piano rispetto a investimenti, missioni e componenti per Enti locali, territori, montagne, aree interne, ambiente, green economy. Il dossier Uncem si scarica in PDF qui.

LE PROPOSTE

Non facciamo la somma“, tra quello che c’è nelle diverse componenti e missioni del Piano che riguardino montagna, piccoli Comuni, aree interne, ambiente, territorio, green communities. “Perché sarebbe inopportuno farlo prima che la Commissione Europea validi e confermi le proposte italiane. – evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone – E sarebbe comunque impreciso, avendo molte componenti per gli Enti territoriali, destinate ai Comuni, rivolte ai territori, con la montagna e gli stessi territori trasversali. Non c’è una sola voce per la ‘montagna’. In tutte le missioni e in tutte le componenti e in tutti gli investimenti vi sono risorse destinate ai territori e ai Comuni. Questo lo avevamo chiesto come Uncem al Governo e lo aveva ribadito il Parlamento nella sua Relazione“. Gli Enti potranno accedere – quasi sicuramente tramite bandi dello Stato, dei Ministeri – a diversi tipi di risorse. Dovranno avere le idee chiare rispetto al percorso che stanno facendo e che vogliono intraprendere.

QUESTIONE TERRITORIALE

Uncem ha sempre evidenziato come le sperequazioni da colmare con il Next Generation EU, in Italia (e così anche in altri Paesi europei) siano quattro e non tre. Alla “questione meridionale”, alla “questione generazionale”, alla “questione femminile”, che indubbiamente condividiamo, si unisce una “questione territoriale”. E cioè, al sud, come al centro e al nord, come nelle isole, occorre definire percorsi, riforme e investimenti, strategie per colmare i divari tra aree urbane e montane, tra centri e periferie, tra città e paesi. Divari che aumentano e che creano ulteriori disuguaglianze, oltre a spopolamento, fragilità, desertificazione economica e sociale. La transizione ecologica e digitale permettono di invertire questi processi, nella logica dell’ecologia integrata. E il “patto” necessario tra città e montagne è fondamentale. Le aree montane in Italia sono vive, sono vissute, sono comunità che – come scrive l’articolo 44 della nostra Costituzione – hanno necessità di specifici provvedimenti. Il PNRR ci dà la spinta per affrontare la “questione territoriale”.

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