GIAVENO – Domenica 29 novembre la città di Giaveno, nell’anniversario, ha ricordato il rastrellamento dei partigiani avvenuto il 27, 28 e 29 novembre 1944 in Valsangone. La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con l’A.N.P.I. Giaveno Val Sangone anziché in borgata Provonda. Presente il sindaco Carlo Giacone, il presidente dell’ANPI Liliana Giai Bastè e il capo gruppo degli alpini Stefano Tizzani.
LA STORIA DEL TRAGICO 1944
L’azione contro i partigiani si svolse per più giorni in tutta la montagna di Giaveno. La cronaca dice che in un solo giorno quattrocento fra tedeschi e le fascisti italiane raggiungono la Maddalena su 26 camion portando un carro armato, tre mortai e numerose mitragliatrici. Quando a sera i tedeschi si ritirano dalla Maddalena a Giaveno, il bilancio era pesante. A Balangero, al Viretto, al Fusero molte baite sono in fiamme. Una cinquantina di civili fermati e portati al comando tedesco dì Villa Garrone per controlli. Quindi i partigiani hanno lasciato in mano nemica i depositi di viveri e le scarse riserve di munizioni. negli stessi giorni i locali del Municipio sono stati trasformati in carcere. Il bilancio è di quaranta partigiani e tre civili uccisi e di oltre cinquanta case date alle fiamme.

FELICE CORDERO DI PAMPARATO
Tra i partigiani di Giaveno, in Valsangone, c’era Felice Cordero di Pamparato. Nato a Torino nel 1919 fu ucciso a Giaveno nel 1944. E’ stato un partigiano italiano e morì impiccato dai fascisti con tre suoi compagni. Nato da una una delle più antiche famiglie del Piemonte studiò nel Reale Collegio Carlo Alberto di Moncalieri. Quindi si formò nel 120º Corso della Regia Accademia d’Artiglieria di Torino. Fu quindi destinato al 9º Reggimento artiglieria “Brennero” e conseguì la promozione a tenente nell’agosto 1942. Continuando il percorso formativo presso la Regia Scuola d’Applicazione.
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