Nicoletta Dosio, 78 anni, attivista del movimento No Tav della Valsusa ai domiciliari

BUSSOLENO Nicoletta Dosio, 78 anni, attivista del movimento No Tav della Valsusa ai domiciliari. Da oggi, domenica 2 giugno, Nicoletta Dosio, 78 anni, storica attivista del movimento è stata nuovamente messa in regime di detenzione domiciliare nella sua abitazione a Bussoleno. La professoressa in pensione, consigliere comunale a Bussoleno, è candidata nella lista Piemonte Popolare alle prossime elezioni regionali, che presenta come presidente Francesca Frediani, già Movimento 5 Stelle. Il provvedimento del Tribunale di Torino è stato emesso nell’ambito dell’esecuzione di una condanna definitiva per il reato di evasione dal giudice Elena Massucco in seguito alla condanna definitiva per evasione di un anno e nove mesi. È lunga la vicenda giudiziaria della Dosio a partire dal 2016, quando ebbe l’obbligo di dimora e poi con un aggravamento della misura alla detenzione domiciliare per i fatti del 28 giugno del 2015. Quel giorno i componenti della marcia No Tav ruppero i divieti e fecero cadere reti e le barriere del cantiere.

Nicoletta Dosio attivista del movimento No Tav della Valsusa ai domiciliari

Sui social di riferimento del movimento No Tav è scritto: “Nicoletta, ritenendo la misura ingiusta, aveva deciso di violarla ripetutamente, facendo apparizioni pubbliche e sortite in giro per la valle ed in tutta Italia ritornando poi a casa a Bussoleno. Un atto di protesta dimostrativo che aveva assunto toni faceti con le sagome ad altezza naturale di Nicoletta che apparivano in giro per le piazze d’Italia dando seguito alla campagna ‘Io sto con chi resiste’. L’iniziativa di Nicoletta aveva creato un cortocircuito nelle aule del tribunale di Torino: il giudice sconfessando la linea della magistratura che richiese un aggravamento della misura)aveva affermato che il comportamento di Nicoletta era ‘innocuo’ perché messo in atto non per sottrarsi alla giustizia, ma per sfidarla parlando di ‘non tipicità delle descritte condotte della Dosio’. Il giudice aveva dunque deciso allora oltretutto per la revoca degli arresti domiciliari. In sostanza non si trattava di evasione, ma di una forma di protesta. La posizione di Nicoletta nel processo rispetto ai fatti di quel 28 giugno 2015, ormai già passato dalla Cassazione, fu ritenuta lievissima. Una posizione che non avrebbe mai giustificato quel tipo di misure e che a posteriori dimostra ancora una volta come la protesta di Nicoletta fosse pienamente legittima. Oggi a otto anni dai fatti Nicoletta all’età di 78 anni si trova costretta nuovamente ai domiciliari in quello che è un continuo accanimento atto ad intimidire chi lotta e si oppone alla devastazione della propria terra“.

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