Nati a Giaveno: Carlo Andreoni, Attilio Morini e Renato Ruffinatti. Partigiani di un’epoca da non dimenticare Andreoni dopo avere diretto L'Umanità, trascorse alcuni anni nella redazione di Risorgimento Socialista

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GIAVENO – Tutte e tre nati a Giaveno, tutti antifascisti e appartenenti a formazioni politiche di sinistra. Di loro rimane un flebile ricordo che con lo scorrere degli anni rimane su alcuni testi di storia locale. Il primo è Carlo Andreoni nacque a Giaveno nel 1901 e morì a Roma nel 1957. Fu politico e partigiano italiano. Già esponente del Partito Socialista Unitario, il 10 gennaio 1943 partecipa alla fondazione, a Milano, del Movimento di Unità Proletaria. Poi dal 23 agosto dello stesso anno dà vita con altri al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Successivamente, dal novembre 1943, guidò il movimento partigiano di Roma. Al quale collaborò attivamente con Aldo Finzi che, arrestato, fu fucilato alle Fosse Ardeatine. Dopo avere diretto nel 1948 L’Umanità, trascorse alcuni anni nella redazione di Risorgimento Socialista.

MORINI E RUFFINATTI

Il secondo è Attilio Morini nato a Giaveno nel 1904  e morto nel 1978. Eletto nelle file del Partito Socialista Italiano all’Assemblea Costituente, il 3 febbraio del 1947 aderisce alla neo formazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che darà vita al Partito Socialista Democratico Italiano. Il terzo è Renato Ruffinatti, indicato talvolta erroneamente come Renato Ruffinato. Nato a Giaveno nel 1925 e morte nell’eccidio di Coazze nel maggio del 1944, E’ medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Non era ancora diciottenne e non aveva obblighi militari quando, lasciato il suo lavoro, dopo l’armistizio, si unì ai partigiani della Divisione Autonoma “Sergio De Vitis”. Era attivo in Valsangone.

LA RESISTENZA

La sua resistenza nelle marce gli valse tra i compagni l’appellativo scherzoso di “gigante della montagna”. In effetti, il ragazzo; che conosceva molto bene la zona, fu di grande aiuto nei trasferimenti dalle basi di montagna alla pianura, quando occorreva aggirare i posti di blocco nazifascisti e mantenere i contatti con i vari gruppi di partigiani. Renato, dopo uno scontro cruento, fu catturato nel suo paese natale l’11 maggio 1944. Non rivelò la sua vera identità per evitare rappresaglie contro i suoi familiari. Prima di trucidarlo, i fascisti lo costrinsero a scavarsi la fossa.

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